Appalto Asl pilotato, decisivi i messaggi inviati da Trotta

15 Aprile 2021

Domani la Procura affiderà l’incarico per analizzare il contenuto dei cellulari sequestrati agli arrestati Dai dispositivi elettronici i pm contano di ottenere dettagli importanti prima dei nuovi interrogatori

PESCARA. La consulenza sui telefonini sequestrati ai tre arrestati dello scandalo dell’appalto truccato da 11 milioni di euro alla Asl di Pescara diventa, in questa fase dell’inchiesta, un passaggio importante: uno snodo che potrebbe fornire ai magistrati altri utili elementi per le indagini che, lo ricordiamo, sono ancora in corso.
Domani mattina la procura affiderà a un consulente i telefoni e i supporti informatici che sono stati sequestrati a Sabatino Trotta (che qualche ora dopo l’arrivo al carcere di Vasto si è suicidato), direttore del dipartimento di salute mentale della Asl accusato di aver pilotato l’appalto in favore del secondo arrestato, Domenico Mattucci (ancora detenuto perché non ha voluto rispondere alle domande del giudice), numero uno della Coop “La Rondine” che si è aggiudicato quell'appalto che potrebbe salire fino a 17 milioni di euro con le proroghe che gli arrestati avevano peraltro già valutato, stando almeno a quanto scrive il gip Nicola Colantonio nella misura cautelare. La terza arrestata è Luigia Dolce, coordinatrice della stessa Coop che è già uscita dal carcere per andare ai domiciliari, dopo aver sostenuto l’interrogatorio di garanzia ed aver reso una ampia confessione su tutti i fatti contestati dai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta.
Nell’inchiesta figura indagato anche il direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, accusato di corruzione (mentre gli altri due anche di concorso nella turbata libertà degli incanti e istigazione alla corruzione) al quale, lunedì scorso, i magistrati hanno fatto recapitare un avviso di garanzia (era comunque già indagato da tempo), come atto dovuto, proprio per poter effettuare la consulenza sui telefonini, cui potrà eventualmente partecipare con un suo consulente di parte nonostante a lui non è stato sequestro nessun telefono. Il contenuto dei supporti informatici, si diceva, potrebbe rivelarsi molto utile per la procura che, prima di avviare una serie di interrogatori, soprattutto quello di Ciamponi, vuole sapere cosa contengono quei cellulari. Un interrogativo che si pongono in tanti, un aspetto delle indagini che sta creando alcuni timori e fibrillazioni sia in ambito politico, fra i colleghi di partito di Trotta, sia a livello Asl.
Tanti sarebbero infatti gli incontri e le cene che Trotta e Ciamponi avrebbero condiviso, per cui il timore che qualcosa possa celarsi in quei supporti informatici è piuttosto palpabile. Si andrà alla ricerca di quello che è rimasto di evidente, ma soprattutto di quello che gli interessati avrebbero potuto cancellare. Il più importante resta ovviamente il cellulare di Trotta che aveva fortissimi legami con la Coop (l’accusa parla di 50 mila euro di tangenti intascati), ma anche con i vertici della Asl e il versante politico: quest'ultimo, altro aspetto di primaria importanza per la procura.
Il trojan installato nel telefono di Trotta potrebbe non aver funzionato sempre, per cui diventa fondamentale (anche se la procura avrebbe già blindato questo appalto con tutte le carte già in suo possesso) sapere qualcosa di più dalla consulenza prima di passare agli interrogatori. Anche se c'è da aggiungere che le intercettazioni dei protagonisti dell’inchiesta sarebbero andate avanti per molto tempo e fino al giorno degli arresti, per cui qualcuno potrebbe anche aver detto una parola di troppo, colpito non solo dagli arresti, ma soprattutto dal suicidio di Trotta. Ma le telefonate del medico e i suoi messaggi di qualsiasi tipo, potrebbero rivelarsi altrettanto utili per definire anche l’aspetto politico, come si diceva: quello della scalata che Trotta aveva intenzione di fare in politica con il suo partito Fratelli d'Italia.
Da qui la convocazione in procura del presidente della giunta Marco Marsilio che per circa due ore, come testimone, ha risposto alle domande dei pm, per poi prendere subito, già dall'uscita del tribunale, le distanze dal suo compagno di partito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA