Appalto Asl pilotato: per il giudice la coop può continuare a lavorare

PESCARA. Era già nell’aria dall’ultima udienza di qualche giorno fa, ma ieri è arrivata il crisma dell’ufficialità da parte del giudice: la coop “La Rondine”, coinvolta nello scandalo della gara Asl...
PESCARA. Era già nell’aria dall’ultima udienza di qualche giorno fa, ma ieri è arrivata il crisma dell’ufficialità da parte del giudice: la coop “La Rondine”, coinvolta nello scandalo della gara Asl milionaria truccata da 11 milioni di euro, che ha portato tre persone in carcere, potrà continuare a lavorare.
Il gip, Nicola Colantonio, su richiesta degli stessi magistrati Anna Benigni e Luca Sciarretta, che hanno rinunciato alla misura cautelare che era in discussione, ha dichiarato il non luogo a procedere contro la coop che rischiava di non poter più partecipare a gare con le pubbliche amministrazioni. «Non c’è più la richiesta di misura», ha detto soddisfatto l’avvocato Sergio Della Rocca che assiste la coop e il suo nuovo presidente Alberto Giuliani, che ha sostituito l’arrestato Domenico Mattucci. «La coop proseguirà il suo lavoro sia per quanto riguarda le attività in corso sia per la partecipazione a nuove gare di appalto». Piena soddisfazione anche da Giuliani che una decina di giorni fa, prima della delibera Asl di Vincenzo Ciamponi (altro indagato per corruzione nell’inchiesta) di revoca della gara, aveva presentato alla procura la richiesta di annullamento della gara incriminata. «Era un nostro dovere farlo, anche per dare maggiore tranquillità ai 700 dipendenti e anche all'utenza».
Insomma, in pochi giorni, la coop ha mostrato alla procura una chiara discontinuità con il passato, cambiando la governance, allargando il cda e soprattutto adottando quel modello di organizzazione e gestione in relazione alle attività da intraprendere per evitare fenomeni di corruzione: modello previsto dalla norma, ma mai adottato prima.
Ma anche i due magistrati hanno mostrato molta attenzione alla questione lavorativa di quelle centinaia di dipendenti, facendo la scelta giusta di revocare la misura anche alla luce delle ampie confessioni rese da Mattucci e dalla coordinatrice, Luigia Dolce. E il gip Nicola Colantonio ne dà atto nel provvedimento, evidenziando che non esiste più il pericolo di reiterazione del reato da parte dell’ente e che «le originarie esigenze cautelari appaiono recessive rispetto alla necessità di garantire la continuità dei servizi assistenziali erogati dall’ente in favore di soggetti fragili a tutela degli interessi della comunità». La coop si occupa di servizi psichiatrici extra ospedalieri quindi si comprende la sensibilità mostrata dalla procura su questo delicato aspetto che pesava su centinaia di famiglie incolpevoli.
Ora l’inchiesta è giunta però a uno snodo che riguarda la consulenza sul telefonino di Sabatino Trotta (il dirigente Asl che si è suicidato in carcere lo stesso giorno del suo arrivo), che avrebbe permesso di favorire la coop nell’aggiudicazione di quella gara da 11 milioni di euro.
Per definire tutti i ruoli e soprattutto quello del direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, accusato di corruzione per aver ricevuto da Trotta dei soldi per l’acquisto di un’auto per il figlio (soldi versati da Mattucci) bisogna vedere cosa uscirà dalla perizia su quel telefonico. Messaggi, chat, telefonate, mail, tutto potrebbe risultare utile ai magistrati per aggiungere particolari ai riscontri in corso da parte della guardia di finanza.
Così come si dovrà vedere cosa esce sul versante politico: alle ambizioni romane di Trotta fra le fila del suo partito, Fratelli d'Italia. Sia Mattucci, sia Dolce, hanno detto ai pm che i soldi, Trotta li utilizzava anche e soprattutto per la sua scalata politica e che una tranche sarebbe andata a politici regionali, un'altra a politici nazionali: soldi legati a quell'appalto truccato. Ma i riscontri? Senza Trotta tutto è più difficile. Ed ecco che la perizia diventa preziosa.
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