Appalto milionario della Asl: gli indagati rilanciano le accuse

24 Giugno 2021

L’incidente probatorio: l’imprenditore Mattucci e la collaboratrice Dolce confermano le confessioni Ottomila euro per l’acquisto di un’auto da parte di Ciamponi. La difesa del manager: frasi de relato

PESCARA. La procura di Pescara incamera un passaggio tecnico fondamentale per definire l’inchiesta sull’appalto milionario della Asl per le residenze psichiatriche – appalto che per l’accusa è truccato – e blinda le dichiarazioni dei due principali protagonisti con un incidente probatorio: quelle dell’ex presidente della coop La Rondine di Lanciano, Domenico Mattucci, che si aggiudicò quell’appalto con la complicità del dirigente Asl Sabatino Trotta (suicida nel carcere di Vasto poche ore dopo l’arresto), e della sua coordinatrice Luigia Dolce. Da qui non si torna più indietro.
I pm Anna Benigni e Luca Sciarretta acquisiscono definitivamente nel fascicolo le confessioni complete dei due indagati, che comprendono gli indizi a carico dell’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, indagato per corruzione. C’era anche lui ieri mattina davanti al gip Nicola Colantonio, e per la prima volta ha potuto assistere in diretta alle accuse che lo riguardano per la sottoscrizione dell’aggiudicazione di quella gara di appalto che sapeva viziata dalle ingerenze di Trotta e che, secondo l’accusa, comunque non avrebbe dovuto firmare perché i vertici del Consorzio Sgs (di cui fa parte La Rondine) erano stati rinviati a giudizio per turbativa d’asta in un altro procedimento.
I suoi legali, Tommaso Marchese e Gianfranco Iadecola, hanno potuto porre anche qualche domanda a Dolce e Mattucci, nel tentativo di mettere in discussione le affermazioni dei due indagati. «L’incidente probatorio», afferma Iadecola, «non poteva cambiare le cose perché era solo destinato alla conferma, a futura memoria, delle precedenti dichiarazioni già rese da Dolce e Mattucci. In realtà i due indagati hanno solo riferito di ciò che apprendevano dal compianto dottor Trotta e quindi le loro dichiarazioni sono essenzialmente de relato».
A parere degli inquirenti, il coinvolgimento di Ciamponi troverebbe diversi riscontri, e non solo nelle dichiarazioni di Dolce e Mattucci. La tesi dell’accusa, in sintesi, è questa: se Dolce e Mattucci sono credibili quando si accusano e riferiscono di particolari precisi circa l’iter della gara e non solo, perché non dovrebbero esserlo anche quando chiamano in causa, pesantemente, Ciamponi? La morte di Trotta ha creato qualche problema alla procura che avrebbe potuto avere in mano un'arma micidiale, ma gli inquirenti hanno comunque quanto acquisito con il trojan installato sul cellulare dello psichiatra.
La partita principale, ora, si gioca intorno alla figura di Ciamponi, chiamato a spiegare quei messaggi inviati a Trotta mentre si concludeva l’acquisto dell’auto per il figlio. Originariamente, Trotta aveva confessato a Dolce e Mattucci che Ciamponi chiedeva un “rimborso” per i soldi spesi per avere un parere legale prima della firma della gara (si parlava di circa 15mila euro per un parere del quale non ci sarebbe traccia e sempre legato alla posizione dei vertici del Consorzio), poi l’attenzione deviò sull'acquisto dell'auto per il figlio del direttore generale della Asl: sempre con i soldi che avrebbe dovuto tirare fuori la Coop di Mattucci. Una trattativa che Trotta in prima persona portò avanti con il concessionario di Spoltore. Ma se Ciamponi pagò l’auto con un suo assegno da 2.400 euro, sostiene l’accusa, che necessità aveva di mandare messaggi a Trotta per la sua intestazione? Prima avrebbe inviato a Trotta sul cellulare (tutto tracciato dal consulente della procura) i documenti del figlio, poi avrebbe cambiato idea e scelto di intestare l'auto a lui stesso. Dice ancora l’accusa: come facevano Dolce e Mattucci (che sborsò 8.000 euro per Ciamponi, consegnati da Dolce a Trotta che si incontrò con il direttore generale, entrambi seguiti dalla guardia di finanza), a sapere che Ciamponi doveva assolutamente ritirare quell'auto in quella precisa data (poi confermata dalle indagini) perché doveva portarla al figlio che era in un'altra città? Tutti interrogativi sui quali Ciamponi sarà chiamato a fare chiarezza. Ieri, nell’incidente probatorio, la Asl è stata chiamata in causa come parte offesa, dando peraltro il via a una sorta di incompatibilità con la posizione dell’indagato Ciamponi, numero uno dell’Azienda sanitaria.
Per il momento la questione è stata risolta così: Caponetti (peraltro a sua volta indagato con lo stesso Ciamponi nell’inchiesta ancora in corso sul dilagare dei contagi da Covid e sulla mancata nomina del direttore del dipartimento prevenzione), sostituendosi a Ciamponi, ha dato incarico all’avvocato Biagio Giancola (ieri presente in aula) di curare gli interessi della Asl.
Sta di fatto che adesso, con la blindatura di Dolce e Mattucci, i magistrati sono giunti a un bivio: o procedere con gli ultimi interrogatori, e cioè quelli dei testi Terenzio Rucci e Etelwardo Sigismondi (Fratelli d’Italia), legati al versante politico dell’inchiesta per la scalata di Trotta a uno scranno romano, oppure pensare a calibrare la posizione di Ciamponi nell’inchiesta.
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