Appalto truccato e corruzione: Dolce e Mattucci tornano liberi

15 Maggio 2021

Per il giudice e i pm, l’ex coordinatrice e l’ex presidente della coop «hanno reso ampia confessione» Ascoltato il concessionario sulla presunta dazione di 8mila euro a Ciamponi per l’acquisto di un’auto

PESCARA. Tornano in libertà, senza nessuna prescrizione, l’ex presidente della Coop “La Rondine", Domenico Mattucci e la ex coordinatrice Luigia Dolce: i due finirono in carcere il 7 aprile scorso insieme al dirigente della Asl, Sabatino Trotta (che si suicidò lo stesso giorno nel carcere di Vasto), e poi in tempi diversi posti ai domiciliari fino a ieri.
Erano stati arrestati nell'ambito dell'inchiesta condotta dai pm Anna Benigni e Luca Sciarretta che indagano sull’appalto pilotato da 11 milioni di euro che la Coop si aggiudicò grazie ai favori di Trotta. Sono stati gli stessi magistrati a dare il loro parere favorevole alle istanze presentate dai difensori dei due indagati. E il gip Nicola Colantonio, che aveva firmato la misura cautelare, ha formalizzato la scarcerazione con le medesime motivazioni. E cioè che in questo «lasso di tempo i due hanno potuto riflettere sul disvalore delle proprie azioni», ma soprattutto perché hanno reso ampie confessioni, «circostanza che, considerato l’intervenuto completamento delle attività d'indagine», scrive il gip, determina il venir meno del pericolo di inquinamento probatorio da parte degli indagati». E poi il giudice cita anche il fatto che «il contratto di appalto illecitamente sottoscritto in conseguenza delle attività illecite dei prevenuti veniva annullato dalla Asl».
Insomma, tutto quello che i due potevano dire su quell’appalto e su come Trotta avrebbe agito per favorire la Coop è ormai parte integrante del fascicolo nelle mani dei due magistrati. Ma prima di impacchettare il tutto e chiudere questa inchiesta sull’appalto truccato (i reati contestati sono quelli di corruzione, istigazione alla corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente), la procura deve vagliare le posizioni dei coindagati che sono i due membri della commissione di gara, Antonio D’Incecco e Anna Rita Simoni, oltre all’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, indagato per corruzione.
E proprio in relazione alla posizione di quest'ultimo, ieri i due pm hanno ascoltato, in qualità di testimone, il concessionario che vendette a Ciamponi (firmatario dell’aggiudicazione della gara) la Fiat 500 che, a detta dell’accusa, sarebbe l’oggetto della corruzione: perché sarebbe stata pagata da Mattucci per il tramite di Dolce prima, e di Trotta poi.
Ma ieri Enrico Sborgia, titolare di “Auto Europa” di Villa Raspa di Spoltore, sembra sia stato convincente nella sua ricostruzione. La vendita dell’auto sarebbe stata regolare e con un prezzo di mercato di 2.400 euro che Ciamponi pagò con un assegno, anche se la procura aveva sollevato più di una perplessità su quell’acquisto, circostanze legate al fatto che sia Mattucci, sia Dolce, riferirono in interrogatorio che Trotta chiese ed ottenne dal presidente della Coop la somma di 8.000 euro che a suo dire doveva servire appunto per comprare quell’auto usata. Avevano anche fornito delle date precise riferite alla consegna dei soldi a Trotta e al passaggio che i due fecero dal concessionario. Alla procura manca però un tassello fondamentale, venuto meno con la morte di Trotta: e cioè il presunto passaggio della somma dalle mani di Trotta a quelle di Ciamponi, qualora fosse giusta la ricostruzione. Trotta, qualche giorno prima dell’acquisto dell’auto, si recò dal concessionario per cercare la macchina per Ciamponi e vi sarebbe tornato qualche giorno più tardi insieme allo stesso Ciamponi per concludere l’affare. Gli inquirenti su questo sono precisi perché Trotta era sotto stretta sorveglianza degli investigatori e venne seguito quando era in auto con Ciamponi. Quindi adesso non resta che interrogare il direttore generale per chiudere il cerchio: interrogatorio che dovrebbe tenersi a breve e dove i magistrati metteranno sul tavolo tutte le carte che hanno e che non sono ancora uscite.
Ciamponi, dal canto suo, ha sempre smentito ogni suo coinvolgimento in questa vicenda, ma davantia magistrati ci sono da chiarire alcuni punti. Per esempio perché decise di firmare l’aggiudicazione della gara «nonostante in data 3 novembre 2020, nelle more della definizione della procedura di gara, il presidente del cda del Consorzio Coop sociali SGS, Maria Luigia Di Blasio e il vice presidente della consorziata La Rondine, Arnaldina Di Ilio, fossero stati attinti da provvedimento di rinvio a giudizio per il reato di turbata liberà degli incanti, circostanza che, costituendo grave illecito professionale e non essendo peraltro stata comunicata alla Asl di Pescara, avrebbe potuto indurre l’ente appaltante ad escludere il Consorzio Sgs e ad aggiudicare la gara alla società seconda classificata».
Ma prima di passare all'interrogatorio di Ciamponi, la procura attende i risultati peritali sul contenuto dei due cellulari sequestrati al direttore generale. Dolce avrebbe dichiarato che Ciamponi e Trotta si sarebbero scambiati messaggi proprio in relazione a quell’auto da acquistare.