Appello per i centri di riabilitazione

23 Novembre 2020

Prestazioni ridotte per evitare il rischio contagio. Ma le spese di gestione crescono

Uno dei settori più colpiti dalla pandemia è quello dei centri di riabilitazione convenzionati, strutture grazie alle quali vengono assistite giornalmente migliaia di persone bisognose di terapie fondamentali. In Abruzzo, come in molte altre regioni, dopo la chiusura dovuta al lockdown di marzo e aprile, questi centri hanno ripreso l’attività ma con prestazioni molto ridotte a causa delle norme sul distanziamento ed alle altre misure anti-contagio. Il Partito democratico ha deciso di presentare in consiglio regionale un’interpellanza, firmata dal consigliere Antonio Blasioli, per sollecitare la giunta ad applicare al comparto le norme previste dal decreto Ristori al fine di scongiurarne lo stop. Tra le strutture citate nell'interpellanza ci sono l’istituto Don Orione e la Fondazione Paolo VI di Pescara, la Piccola Opera Caritas di Giulianova e il San Francesco di Vasto.
«A causa del primo lockdown e dei rallentamenti dei mesi successivi, i centri convenzionati con la Regione hanno dovuto fortemente ridurre le prestazioni rispetto al budget», osserva Blasioli. «A ciò si aggiunga che quando l’attività è ripresa, il distanziamento fisico, i tempi e i nuovi costi fissi per affrontare in sicurezza l’emergenza hanno determinato una forte riduzione dei corrispettivi e un aumento delle spese».
Un quadro generale problematico, aggravato, sostiene il Pd, dal fatto che la Regione «non ha ancora versato quanto stabilito dalle convenzioni vigenti per le prestazioni che sono state effettivamente svolte. Il personale di queste strutture teme che a fine anno possa esserci una forte riduzione». Di qui la richiesta alla giunta di attivarsi per dare un sostegno concreto «attingendo alle possibilità previste dal decreto Ristori. In particolare, l’articolo 9 “Disposizioni in materia di lavoro, salute e famiglia” prevede che le Regioni possano riconoscere alle strutture accreditate destinatarie di budget 2020 fino al 90% delle risorse assegnate nell’ambito degli accordi contrattuali. «Da noi», afferma il Pd, «nessuna azione in tal senso è stata fatta, né avviata e intanto si scontano la naturale riduzione delle spettanze dei budget e i ritardi nell’accreditamento delle risorse per le prestazioni effettivamente svolte. Nei fatti, per riuscire ad andare avanti e pagare gli stipendi ai dipendenti ed effettuare le prestazioni, alle strutture basterebbe anche un’anticipazione della spettanza mensile prevista, come peraltro prevede il decreto Ristori mentre, senza interventi, il futuro si presenta a tinte non fosche, ma nere». Il problema non sono solo le ricadute occupazionali: in ballo c’è anche la continuità delle cure verso gli utenti delle strutture.
«Alcuni assistiti di questi centri», dice Blasioli, «temono per quello che potrà accadere dopo dicembre. Vogliamo capire», concludono i democratici, «perché questa situazione si è aggravata senza che l’esecutivo se ne sia occupato. Si rischia lo stop di realtà che funzionano e sono vicine a migliaia di pazienti in un momento cruciale per la lotta al coronavirus».