Arbore infiamma la platea «A Pescara mi sento a casa»

5 Agosto 2018

Lo showman si definisce cittadino abruzzese: «Da Foggia venivo qui, in pineta» Con l’Orchestra italiana si è esibito nei pezzi più famosi dei grandi maestri

PESCARA. Non c’è voluto molto per conquistare il pubblico del teatro D’Annunzio. Renzo Arbore, che ieri sera si è esibito a Pescara con l’Orchestra italiana, ha strappato immediatamente i primi applausi della platea dicendo di essere un «cittadino abruzzese». È vero che l’anno scorso Francavilla al Mare gli ha conferito la cittadinanza onoraria, ha ricordato. Ma è anche vero che in passato, con la sua famiglia, veniva da Foggia a Pescara, nella zona della «pineta». E non è «una ruffianata», ha specificato. È un modo per dire che qui si sente «un po’ a casa». Simpatico e brillante come sempre, lo showman ha raccontato che ieri ha pranzato nel ristorante “da Attilio”, dove ha gustato del pesce «molto buono» e di aver incontrato un’ammiratrice che, nel complimentarsi per la sua forma, gli ha detto: «Sei meglio vivo». Poi si è lanciato nella sua performance con l’Orchestra italiana, che compie 28 anni. Anche per i suoi compagni di scena non ha risparmiato l’ironia, parlando di un gruppo di «meridionalacci». Eppure, ha detto tirando in ballo «la Lega», «volevo fare un’orchestra di bergamaschi o bolzanesi». Ad applaudire Arbore, che ha infiammato il pubblico con i brani di alcuni «grandi maestri», da Murolo a Carosone, anche i fan arrivati da fuori. A un gruppo di San Severo che lo salutava con uno striscione ha detto: «Ci faccimm nazz nazz, cioè ciotti ciotti». (f.bu.)