Architetto ucciso, l’avvocato: «Walter Albi non aveva debiti»

Di Martino è tra i pochissimi amici presenti alla benedizione della salma affidata al parroco di Ortona «Era una persona squisita, non riusciamo a capacitarci. Cavallito? Non ci ha mai parlato di lui»
PESCARA. «Walter aveva dei progetti, ma i debiti no, non ne aveva. Si è parlato di un debito da 90 mila euro, ma a me non risulta. Lui non mi ha mai detto di niente, e nessuno d’altra parte sta reclamando questo credito».
A parlare è l’avvocato Matteo Di Martino, fra gli amici più stretti di Walter Albi, l’architetto di 66 anni, ucciso il primo agosto dal killer che ha fatto incursione nel bar del Parco, dove Albi si trovava con Luca Cavallito.
Di Martino, caro amico e allo stesso tempo avvocato, con la collega Silvia Antonucci assiste la figlia di 9 anni di Albi con l’obiettivo di tutelarla il più possibile.
«Non ho la più pallida idea di cosa abbia potuto scatenare quella furia cieca», dice Di Martino riferendosi al killer, ribadendo poi di non essere al corrente, lui che lo conosceva bene, di presunti debiti di Albi. «Io, così come gli altri amici, non riusciamo a capacitarci di quello che è successo. Una vicenda che ha scosso tutti, l’intera comunità, e su cui spero si riesca a fare chiarezza».
Riguardo all’ex calciatore di 49 anni Luca Cavallito, rimasto gravemente ferito nell’agguato, e due giorni fa sottoposto al quinto intervento chirurgico, Di Martino dice di non conoscerlo e di non essere al corrente dell’amicizia tra lui e Albi. «Walter», fa presente Di Martino, «non mi ha mai parlato di lui». Così come, ripete l’avvocato, l’architetto non gli ha mai confidato particolari problemi. «Quello che so come amico», sottolinea, «è che era una persona squisita, uno sportivo e soprattutto un papà stupendo, che viveva per la sua bambina».
E ieri mattina, era presente anche la piccola, con la mamma arrivata dal Brasile, alle esequie che si sono svolte, così come preannunciato, in forma strettamente privata. Oltre a loro, c’erano solo gli amici di una vita di Albi, fra cui l’avvocato Di Martino, pronti anche a pagare le spese della cerimonia funebre, se, come previsto inizialmente, si fosse tenuta nella chiesa di Villa Raspa. Un programma modificato per volere della famiglia proprio per non esporre la bambina al clamore mediatico intorno a questa vicenda. Ieri, quindi, solo preghiere e benedizione, prima nell’obitorio del Santo Spirito e poi nel cimitero di Francavilla, dove la salma è stata tumulata a spese dell’amministrazione comunale. A impartire la benedizione, il parroco della cattedrale di San Tommaso Apostolo di Ortona, Roberto Geroldi. «Walter», spiega Di Martino, «era legato a Ortona. Molti dei suoi amici più stretti, fra cui io, siamo di Ortona. Qui per diverso tempo ha lavorato come dirigente tecnico del Comune. Tutt’ora continuava a frequentarla».
Intanto in ospedale Cavallito, ancora in condizioni critiche, continua a essere sorvegliato giorno e notte dalle forze dell’ordine che in maniera serrata stanno indagando senza escludere nessuna ipotesi, anche se la pista dei soldi resta la principale. Si lavora per ricostruire gli affari e le relazioni tra i due e, più in generale, il contesto in cui è maturata quella che da subito è apparsa come una esecuzione di stampo mafioso. E si continua a scavare nelle loro vite, anche attraverso le testimonianze di chi li conosceva.
Da una parte Albi, professionista con molteplici interessi, dall’altra Cavallito, titolare di un’impresa che si occupa di acquistare jeep militari e auto d’epoca per ristrutturale e rivenderle sul mercato estero. Elementi utili si spera possano arrivare dai due smartphone trovati sul luogo dell’agguato: uno recuperato a terra, accanto al corpo di Albi, e l’altro nello zaino di Cavallito. Al vaglio degli investigatori della Mobile anche la quindicina di apparati, tra computer e tablet trovati durante le perquisizioni. Materiale su cui è già a lavoro il consulente nominato dal pool di magistrati guidato dal procuratore capo Giuseppe Bellelli.

