Area risulta, contestazione di negozianti e residenti

I cittadini in Comune ottengono di partecipare alla riunione della commissione Sott’accusa il progetto che prevede sei ettari di verde e parcheggi interrati
PESCARA. Contestano il progetto di un grande parco di 6 ettari nel cuore della città, per riempire in parte il vuoto urbano delle aree di risulta della stazione ferroviaria, e dei parcheggi interrati «costosissimi e dai tempi di realizzazione troppo lunghi». È per questo che, ieri mattina, un gruppo di commercianti e residenti del centro ha chiesto di essere ricevuto in Comune durante le commissioni congiunte Grandi infrastrutture e mobilità (presieduta da Carlo Gaspari) e Gestione del territorio (presieduta da Ivano Martelli) per spiegare al sindaco Marco Alessandrini e alla maggioranza di centrosinistra le ragioni della contrarietà al maxi piano da 50 milioni di euro, lasciato in eredità dall’ex assessore all’Urbanistica Stefano Civitarese Matteucci.
«Così come lo avete concepito, il progetto è disastroso. Se apporterete alcune varianti, invece, se ne potrà parlare», riassume così Daniela Caserta, titolare della boutique Autore, in via Roma, il pensiero della delegazione di cittadini ed esercenti. «Vogliamo che le nuove aree di risulta», aggiunge Caserta, «siano un polo di attrazione per i cittadini e non siano fonte di respingimento. Il rischio è che un parco così grande sia difficile da pulire e da mantenere e che possa diventare piuttosto, senza un’adeguata manutenzione, un’area di bivacco per senzatetto. I parcheggi interrati, poi, sono costosissimi e prevedono tempi di realizzazione troppo lunghi. Si parla di 3 anni. Questo vuol dire che noi commercianti del centro saremo destinati a chiudere». Invece dei posti auto interrati, i commercianti propongono dei «silos dotati di aree verdi come accade in tante altre città del mondo».
Il progetto di riqualificazione degli 11 ettari delle aree di risulta della stazione, che il sindaco Alessandrini vorrebbe avviare entro la fine della consiliatura, prevede un grande parco centrale, parcheggi interrati e a silos gestiti dal privato che si aggiudicherà il bando pubblico, due grandi palazzine a nord e a sud e, infine, uno spazio commerciale. «Sgomberiamo subito le polemiche», «avverte Alessandrini, «non ci sarà nessun centro commerciale. Pensiamo piuttosto a un ristorante in alto, con vista della città, una palestra, bar, atelier e altri luoghi di attrazione. Sarebbe bello che la movida si spostasse in questo punto della città».
Ma il nodo delle proteste dei cittadini, ricevuti ieri in Municipio, ruota intorno ai costi di realizzazione delle opere e alla loro sostenibilità. Il piano messo su carta dall’amministrazione, infatti, costerà 50 milioni di euro, di cui 12 milioni di fondi pubblici e il resto attinti dagli investimenti dei privati che risponderanno al bando comunale. «Noi cittadini», aggiunge l’avvocato Giampiero Lettere, «temiamo che, una volta aggiudicata l’opera, ci ritroveremo un’area abbandonata in pieno centro perché il progetto non è economicamente sostenibile. Vogliamo sapere in che modo e con quali tempi i privati raggiungeranno il punto di pareggio e, se non dovesse succedere, che cosa se ne farà del progetto».
«Ci saranno dei contratti da rispettare», puntualizza il dirigente del settore Lavori Pubblici Giuliano Rossi, «sia per la gestione e sia per la realizzazione delle opere e, ovviamente, prevederemo delle polizze di garanzia».

