Aree servizio, i lavoratori chiedono tutele
Sull’autostrada le attività di ristorazione devono stare aperte 24 ore, ma c’è una sola persona per turno
PESCARA. «In autostrada le attività di ristorazione devono rimanere aperte 24 ore al giorno, nonostante l'emergenza per il coronavirus. Ma nessuno pensa ai lavoratori e alla loro sicurezza». L'allarme arriva da Bruno Di Federico, segretario regionale della Uil Tucs, che è pronto a «intraprendere tutte le azioni possibili» in difesa dei circa 200 lavoratori abruzzesi impiegati nelle 20 aree di servizio esistenti, di cui 12 sulla A14 e 4 sulla A24. Una volta scattato l'allarme per il virus, i punti di ristorazione delle aree di servizio «chiudevano i battenti dalle 18 alle 6, ma ora qualcuno ha deciso che devono rimanere aperti h24 e spesso c'è una sola persona per turno a dover fare tutto, senza misure di sicurezza (in cassa non viene assicurata la distanza di un metro), senza dispositivi di sicurezza (mascherine, guanti e occhiali) e senza che ci sia qualcuno a limitare gli accessi». Di Federico sottolinea che l'allarme è stato già lanciato «a livello nazionale, chiedendo spiegazioni al governo, ma i tempi dei Palazzi romani non sono i tempi del coronavirus», dice il sindacalista. Il problema non è secondario perché «con i bar chiusi in città, tante persone prendono l'autostrada per andare al bar, e capita anche a Pescara Nord». Di Federico punta a tutelare i lavoratori, a cui devono «provvedere le aziende», senza se e senza ma. «Se sono obbligate a rimanere aperte perché sarebbe un servizio pubblico essenziale, le aziende devono mettersi in regola con i dispositivi per la sicurezza individuale, e non devono mandare il personale allo sbando o ricorreremo a denunce, stato di agitazione e sciopero. Non può bastare una sola mascherina, per quei lavoratori che l'hanno avuta, e non si può dire ai lavoratori che devono procurarsele da soli». (f.bu.)

