Aretusa, quando al mare crescevano i pomodori

Berardinelli: nel 1956 qui intorno c’erano campi e tiro a volo
PESCARA. I ragazzi del dopoguerra arrivavano in gruppo sulla riviera di Porta Nuova per pescare i cefali: nella porzione di spiaggia dove oggi c’è lo stabilimento Aretusa i pesci sguazzavano a banchi, intrappolati a ridosso dell’ultimo tratto del canale in cemento del fosso Bardet poi distrutto dai bombardamenti.
In quegli anni di speranza e di rinascita successivi agli stenti del secondo conflitto mondiale, la famiglia Berardinelli con il capostipite Fernando, oggi 89enne, decide di acquisire una concessione balneare per noleggiare mosconi e cercare così di costruirsi un futuro puntando sulle ricchezze principali di Pescara: l’arenile e il mare.
«Era il 1956 e qui intorno non c’era nulla: la strada non esisteva, avevamo distese di campi di pomodoro e il tiro a volo», racconta Andrea Berardinelli, 45 anni, indicando con il dito verso il lungomare recentemente riqualificato con giardini e servizi.
«All’inizio avevamo il lido La Bussola, in società con la famiglia Napoli», aggiunge, «poi nel 1972 ci siamo divisi e sono nati Aretusa, il nostro stabilimento, e La Conchiglia, poco più avanti. Mio padre mi racconta che vennero con i carretti a prendere la sabbia per ricostruire la città, mentre con i fanghi del fiume Pescara riempirono i marciapiedi del lungomare: non c’erano le leggi di oggi e tutto era più semplice».
Fino a una ventina di anni fa la riviera di Porta Nuova era una semplice appendice periferica del centro. Strutture semplici e piccole attività sulla spiaggia che correvano fino alla vicina Francavilla con pochissimi servizi. Un pugno in un occhio se confrontati con gli stabilimenti ricalcati su modello delle località balneari romagnole che da qualche altra parte avevano già fatto la propria comparsa. Poi, a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, questa porzione della città ha conosciuto il suo boom economico traghettata dall’urbanizzazione successiva alla costruzione dell’università e del tribunale.
«È diventata la zona residenziale di Pescara», rimarca con una punta d’orgoglio Andrea Berardinelli, a cui papà Fernando ha passato il testimone dell’attività, «la particolare conformazione geografica con la pineta, la spiaggia e il mare ha attratto tantissime persone da fuori regione e dalle località abruzzesi dell’interno che hanno comprato le case e iniziato a venire al mare da noi. Oggi lo zoccolo duro dei nostri clienti è costituito da famiglie originarie della Val Pescara, della Marsica, di Sambuceto, Porta Nuova e della zona stadio. Ci dicono di preferire la riviera sud al centro perché qui ci sono servizi indispensabili come i parcheggi, mentre da altre parti diventa impossibile lasciare le auto in sosta».
Lo stabilimento Aretusa, tra i più antichi del lungomare di Porta Nuova, vanta 200 ombrelloni. Ognuno in famiglia ha il suo compito: papà Fernando è il titolare dell’attività, i figli Andrea e Ofelia si dividono la gestione del lido, del bar e del ristorante, mentre mamma Mirella è la regina dei fornelli e prepara ogni giorno pizze e piatti caldi e freddi.
«Il 70 per cento della nostra clientela è stanziale», sottolinea Andrea Berardinelli, «abbiamo visto passare generazioni di famiglie. Chi viene da noi ci preferisce perché sa di avere a disposizione un ambiente tranquillo dove far crescere i propri figli. Non mettiamo musica ad alto volume e privilegiamo organizzare cene una volta a settimana con canzoni in sottofondo».
Quanto alle abitudini, spiega Berardinelli: «Rispetto a qualche anno fa è cambiato radicalmente il modo di intendere la balneazione: negli anni Sessanta e Settanta avevamo in custodia gli ombrelloni dei clienti, poi dagli anni Ottanta abbiamo iniziato a sistemare le file di ombrelloni e sdraio. Adesso possiamo contare su una spiaggia attrezzata che non ha nulla da invidiare a quelle del centro. Abbiamo puntato sulla qualità dei servizi, ma con il vantaggio degli utenti di poter parcheggiare in tranquillità senza il rischio di beccarsi una multa».
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