Arrestato l’assassino di Di Resta, é stato incastrato nel Foggiano

Gianfranco Sgaramella nel 1996 uccise con altri tre rapinatori il maresciallo capo dei carabinieri. È accusato di ricettare e riciclare mezzi pesanti, con 6 complici: la Polonia tra le aree di destinazione
FOGGIA. Ricettazione e riciclsggio di pezzi di mezzi pesanti, smerciati in Italia ma anche all’estero. Di questo, per l’accusa, si occupava Gianfranco Sgaramella, il 53enne di Cerignola che a Pescara è noto per un tragico fatto di sangue: il pomeriggio del 16 settembre 1996 faceva parte del commando che uccise a Pescara il maresciallo capo Marino Di Resta, dopo una rapina a Francavilla a un rappresentante di gioielli. Di Resta, con i suoi colleghi, scovò in via Monte Bertone la banda che aveva messo a segno il colpo: i rapinatori si stavano dividendo il bottino e si aprì un conflitto a fuoco tra i carabinieri e i quattro malviventi. Di Resta, che ne ferì tre, fu colpito mortalmente. Il gruppo sparì da Pescara, con un’auto civetta dell’Arma e da allora si aprì la caccia a Sgaramella, Nicola Cassano, Carmine Marolda e Antonio Scelsi. La latitanza durò un mese esatto: era il 16 ottobre quando i quattro furono catturati in una villetta a Barletta. Oggi Sgaramella torna a far parlare di sé. È stato arrestato ieri, insieme ad altre sei persone – tutti italiani tranne un marocchino - dai carabinieri della compagnia di Cerignola (Foggia) con l’accusa di aver dato vita un’associazione finalizzata alla ricettazione e riciclaggio sul territorio nazionale e internazionale di parti meccaniche di mezzi pesanti, destinati in particolare al mercato della Polonia.
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