Arriva fino in Cassazione la causa sul collettore

17 Gennaio 2016

Lite tra i due enti per il mancato pagamento di un milione e 130mila euro sui lavori di gestione e manutenzione della condotta rivierasca

MONTESILVANO. Continua il braccio di ferro tra il Comune di Montesilvano e il consorzio di bonifica centro che, dal 2009 a oggi, ha visto i due enti contendersi, a colpi di battaglie legali, la modica cifra di un milione 130 mila euro. All’origine del contenzioso, appena approdato in corte di Cassazione, c’è il mancato pagamento, da parte dell’amministrazione civica, dei lavori di gestione e manutenzione del collettore fognario della riviera per quasi dieci anni. Ritardo dovuto al mancato rinnovo di una convenzione, scaduta nel Duemila. Almeno a detta dei dirigenti del consorzio di bonifica centro che, presentarono ricorso al Tribunale di Pescara, e il 28 ottobre del 2009 ottennero ragione con sentenza numero 1.314. Il verdetto venne quindi notificato in municipio, alla Soget e a Banca Marche, tesoriere del Comune, con un atto di pignoramento presso terzi per un milione 130 mila euro, oltre agli interessi.

Ma l’amministrazione municipale, che per una simile circostanza avrebbe rischiato la bancarotta, definì “impignorabili” i soldi custoditi da Banca Marche, a causa di un vincolo che la giunta pone ogni sei mesi per assicurare l'ordinaria amministrazione della città, e decise di oproseguire il braccio di ferro con il consorzio. Così, per volontà dell’allora amministrazione del sindaco, Pasquale Cordoma, la querelle approdò davanti alla corte d’appello dell’Aquila. Una decisione quella dell’ente, rappresentato dall’avvocato Carlo Montanino, che ha dato i propri frutti dal momento che, lo scorso 23 settembre 2015, con sentenza numero 1.060, i giudici aquilani, ribaltando la sentenza di primo grado, hanno accolto l’appello del Comune che chiedeva di condannare il consorzio a restituire la somma di oltre un milione e 100 mila euro.

Non soddisfatto dell’esito del secondo grado di giudizio, però, l’ente di bonifica, rappresentato dagli avvocati Claudio Martino e Giustino Salvatorelli, ha deciso di andare avanti, trascinando il Comune in Cassazione. È quanto emerge da un atto di giunta (la numero 239 del 14 dicembre 2015) nelle cui premesse si riassume brevemente tutto l’iter del contenzioso, e in particolare «che, con sentenza numero 1060/2015 la corte d'Appello dell'Aquila ha accolto l' impugnazione proposta dal Comune di avverso la sentenza numero 1314 del 2009 con cui il Tribunale di Pescara aveva condannato l'amministrazione civica a pagare in favore del consorzio centro bacino Saline, Pescara, Alento e Foro i costi di gestione e manutenzione del collettore rivierasco; che la suddetta decisione è stata impugnata dal consorzio dinanzi la corte di Cassazione; che nel precedente grado di giudizio, la difesa dell'ente è stata affidata all'avvocato Montanino che, dunque, ha approfondito la questione contenziosa e al quale, pertanto, si ritiene necessario riconfermare l' incarico; che è necessario costituirsi in giudizio a difesa degli interessi dell'ente».

Attraverso il provvedimento, dunque, l’esecutivo del sindaco Francesco Maragno ha deliberato di «autorizzare il sindaco a costituirsi nel giudizio promosso dinanzi la suprema corte di Cassazione dal consorzio di bonifica centro bacino Saline, Pescara, Alento e Foro», e di «confermare anche per il suddetto giudizio, la nomina a difensore dell'avvocato Montanino».

©RIPRODUZIONE RISERVATA