Arriva il camper rosa in difesa delle donne

Domani in piazza Salotto l’iniziativa della polizia: consigli su come affrontare gli uomini violenti
PESCARA. Mai chiudersi in se stesse. Chi è vittima di atti persecutori, cioè stalking, o maltrattamenti, deve prendere il coraggio a due mani, parlare con qualcuno, rivolgersi ai centri antiviolenza che si occupano proprio di questo oppure al pronto soccorso, o alla polizia. «Nascondere il problema non aiuta, anzi va affrontato». È solo uno dei consigli che arrivano da Cinzia Di Cintio, l’ispettore capo della squadra Mobile che anche domani, come in altre quattro date dell’estate 2016, sarà sul “camper rosa”, la postazione mobile della polizia che stazionerà in piazza Salotto dalle 9 in poi nell’ambito della campagna promossa a livello nazionale contro la violenza sulle donne. Con Di Cintio ci saranno anche altri operatori di polizia e medici, la sovrintendente Sabrina Pierantozzi e il comico Marco Papa.
Pescara è stata scelta perché il numero di denunce è consistente e per la Mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, questo dato è positivo perché vuol dire che il fenomeno emerge. «La nostra», dice Di Cintio, «è una città fortemente litigiosa ma è anche vero che le donne sono propense a riferire i fatti» e la polizia viene informata, talvolta, anche «dal pronto soccorso o dalle scuole», dove trapelano episodi di violenza dei quali, altrimenti, non si saprebbe nulla. «Capita che le vittime non parlino perché sono spinte dal desiderio di mantenere la famiglia unita a tutti i costi, specie se ci sono dei figli. Pensano di difenderli ma in realtà potrebbe essere un boomerang per cui è opportuno denunciare, perché solo così si fa da scudo ai bambini. E poi più aumenta l’età delle vittime, più ci si vergogna a parlarne, e si tende a minimizzare». È emblematico il caso di una donna che ha subito maltrattamenti per venti anni e poi si è rivolta alla polizia perché è stata spinta dalla figlie. Si accetta di tutto, in silenzio, «perfino di farsi lanciare l’olio bollente in faccia, per poi perdonare», e ormai il problema non riguarda più solo le donne mature ma anche le adolescenti. Ci sono fidanzatini gelosi, anche minorenni, che controllano le ragazze e sono i genitori delle vittime a segnalare questi fatti alla polizia. Il caso limite ha riguardato una tredicenne che veniva seguita dal suo lui, era costretta a frequentare solo determinate persone e non poteva accettare regali da altri.
C’è chi denuncia e si ribella, lo dicono le statistiche, ma c’è anche chi denuncia e poi torna indietro «perché le vittime si sentono minacciate, vogliono credere alle promesse di chi chiede perdono oppure si sentono sfiduciate, o temono ritardi nell’applicazione delle misure».
Ma è fondamentale, e il camper in piazza Salotto serve proprio a questo, che le donne capiscano «che a volte il problema sono proprio loro, perché non sono il grado di tirare una linea, di chiudere con il passato. Devono decidere che è finito il tempo di accettare le scuse, che è indispensabile cambiare numero di telefono, superando il senso di fallimento e di colpa. D’altronde non si può parlare di un uomo innamorato se prende a schiaffi la sua donna e non è innamorato neppure chi insulta la compagna da una vita, senza farle aprire bocca».
Attraverso il camper, aggiunge Di Cintio, «vogliamo che le donne prendano coscienza di sé, del proprio ruolo e della propria dimensione» e il messaggio non è rivolto solo alle italiane ma anche alle straniere che vivono in Italia e che sono costrette a subire violenze fisiche o psicologiche.
Gli strumenti per intervenire ci sono, e anche le strutture, a partire dai centri antiviolenza, anche se non tutti li conoscono, e c’è stata una «innovazione legislativa forte», ma molti non sono informati. Il camper sarà in piazza proprio per fornire tutte queste informazioni, mostrare un video e donare un braccialetto, simbolo della rinascita da perseguire.
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