Arriva l’allarme droni Rischio anche in Abruzzo

Ecco la circolare della polizia che mette in guardia da possibili attentati
di Lorenzo Colantonio
PESCARA
«È un allarme continuo. Di queste notizie ne girano decine ogni giorno. Tanto è vero che siamo tutti con le armi in macchina. Con il colpo in canna e tre caricatori di scorta. Ma nessuno può dire se l'attacco ci sarà davvero». Un attacco con droni, oppure auto rubate, contro obiettivi civili in Italia. Una circolare interna della Polizia di Stato, di cui il Centro è in possesso, mette in allerta le forze dell’ordine di tutt’Italia. Anche in Abruzzo. L’attacco viene definito «possibile». E il periodo a rischio va dal 2 gennaio all’Epifania. Cioè domani. Eppure un funzionario e un dirigente abruzzesi di polizia, sentiti dal Centro, invitano a non farsi prendere dal panico.
ATTO RISERVATO. Il documento che pubblichiamo proviene dall’Ufficio di polizia di frontiera di Fiumicino. «Circolare interna», c’è scritto. «Oggetto: allertamento - attentati di matrice islamica». È il titolo. Quindi la comunicazione riservata: «Per opportuna conoscenza, e con la massima diffusione tra il personale tutto, si comunica che l'Unità di Coordinamento Tecnico Operativo ha segnalato la possibilità, dal 2 al 6 gennaio p.v., del compimento di un attacco terroristico di matrice islamica con l'impiego di droni e di autovetture oggetto di furto, contro obiettivi civili in Italia». Che fare?
CERINO ACCESO. «Sa come funziona? Se l'attacco avviene davvero, e l'allarme è stato sottovaluto, salta il dirigente. Così assistiamo a un proliferare di circolari e a uno scaricabarile», rivela il dirigente di polizia del quale dobbiamo tutelare ’identità. «È il clima in cui tutti noi viviamo da mesi. Sono allarmi generici: non dicono nome e cognome dell'attentatore, località e orario».
CHI FIRMA. La circolare che pubblichiamo fornisce anche disposizioni precise: «Con effetto immediato il rafforzamento delle verifiche di frontiera e di prevenzione all’immigrazione clandestina (in particolar modo per le cosiddette tratte a rischio in provenienza da Algeri, Damasco, Istanbul e Tunisi)». Firmato: il responsabile sezione frontiera L. Camporota. «Queste allerte partono dai nostri servizi segreti che non rivelano le fonti e si avvalgono di molti informatori esterni», spiega al Centro un altro funzionario di polizia. Che apre scenari interessanti, naturalmente sotto la garanzia dell’anonimato. «Sono informatori cottimizzati. Vengono pagati. Hanno quindi tutto l'interesse a dare più notizie possibili. Si deve sapere che però i servizi non verificano le loro fonti, ma ciascuna notizia, come questa, obbliga le forze dell'ordine a intensificare i controlli. Mi è già accaduto di chiedere almeno venti volte la verifica sulle notizie che arrivano scoprendo però che erano completamente destituite di ogni fondamento». Sarà.
Sta di fatto comunque che la circolare diramata da Fiumicino ordina di prestare la massima attenzione. Indicando anche i possibili bersagli: «Obiettivi istituzionali e di Governo, esercizi commerciali, terminal bus, autonoleggi, depositi bagagli, veicoli in sosta, cassonetti e cestini dei rifiuti».
OCCHIO A VENEZIA. L’allarme dei droni compare, per la prima volta, su una circolare che passa dalla questura di Venezia. E viene ripresa dal dirigente del controllo del territorio che l’ha distribuita in tutt’Italia. I dirigenti di ciascuna provincia hanno poi impartito ordini in relazione alla tipologia del proprio territorio e agli uomini distribuiti nello stesso. Aggiunge ancora il funzionario: «Se si continuano a diramare notizie di attacchi senza citare fonti concrete che consentono di risalire all'autore, è solo allarmismo. E' possibile che con tutti questi allarmi che girano non si arresta nessun terrorista? Le comunità islamiche fonti dei servizi? Non è vero. Se fosse così, quanti membri delle varie comunità islamiche presenti sarebbero già stati puniti dall’Isis?».
CECCHINI PIAZZATI. «Tra gli allarmi che girano», dice il funzionario, «e che, per l'amore del cielo, devono comunque allertare i sistemi di sicurezza, e un pericolo certo, ce ne passa». Meglio fare finta di nulla? «Assolutamente no. Questa circolare è stata mandata in tutt’Italia, ma solo nelle città in cui è più elevato il rischio di un attacco va presa seriamente in considerazioni. Le zone a rischio sono quelle più frequentate dalla gente comune. È lì che i dirigenti applicano misure particolari: bloccano tutte le linee di accesso per i camion, e piazzano su tutti i balconi del percorso di una manifestazione operatori in borghese con arma lunga».
COME SI RICONOSCONO. «La notizia che ha fondamento si riconosce subito», chiude il funzionario. «E’ quella che ti porta all’arresto del terrorista. Si riconosce da come è scritta. Innanzitutto c'è un riferimento alla fonte, poi ci sono i dettagli su come, dove e quando colpirà. E in questi casi all’attacco non si arriva mai. Perché l’attentatore viene sempre preso prima».

