Arrivano i Maranza a Pescara. «Oggi vi togliamo la pace». Paura per la locandina sui social

Poi il secondo avviso con la data e i toni rimodulati. Ma scattano le indagini
PESCARA
La chiamata alla rivolta in piazza è rimbalzata su Tik-Tok al grido di «Oggi vi togliamo la pace». Una locandina con un pugno alzato in primo piano, dominata dai colori rosso e nero, corredata dalla didascalia emblematica: «Un Paese intero, un pezzo alla volta. Pescara!». Un chiaro riferimento agli scontri che il 17 e 18 ottobre hanno devastato Milano, con centinaia di fermati quasi tutti minorenni, scatenando un’ondata di reazioni a catena.
A Pescara i gruppi under 20, i cosiddetti “sciami” come sono stati ribattezzati a livello nazionale, avevano inizialmente scelto la data di venerdì 30 ottobre con appuntamento alle 15.30 in piazza della Rinascita. Poi la data è cambiata, cercando di stemperare anche i toni e ricondurre la protesta nei limiti della legalità. Si è passati dall’annuncio battagliero, quasi una chiamata alle armi: «Se il silenzio è il vostro consenso, oggi vi togliamo la pace», a un invito a una «manifestazione pacifica», come si legge sui social, programmata per domenica 1° novembre alle ore 10 sempre in piazza della Rinascita. «Il caro vita non è un errore, è una scelta politica. Stipendi da fame, futuro in svendita, ora basta», si legge sulla nuova locandina. Gli aderenti si stanno organizzando anche via WhatsApp con l’obiettivo di far sentire la loro voce contro gli stipendi bassi e per rivendicare il diritto a maggiori opportunità.
La questione è già all’attenzione delle forze dell’ordine, in primis la Digos e la polizia postale per l’analisi del traffico via social. Proprio ieri mattina c’è stata una riunione in Questura per mettere a punto un piano di sicurezza e per cercare di prevenire alla radice eventuali degenerazioni violente di una manifestazione che sulla carta si preannuncia come «pacifica» ma che al momento non è ancora possibile quantificarne la portata e l’adesione, anche da parte di eventuali gruppi di infiltrati. «Stiamo organizzando nel modo più regolare e legale possibile la protesta a Pescara», si legge nel gruppo WhatsApp.
L’eco degli annunci rimbalzati sui social, tuttavia, hanno già messo in allarme i commercianti del centro che, pur confidando nelle forze dell’ordine, temono scontri e pericoli per l’ordine pubblico. «Il diritto di manifestare è sacrosanto, ma va fatto con le regole che esistono», dice Fabrizio Vianale di Confartigianato, mostrandosi «fiducioso nel lavoro preventivo delle forze dell’ordine» e concentrato «più sulle proteste degli autotrasportatori che in questo momento hanno la priorità». «I pericoli non vanno mai sottovalutati», ribadisce Davide Ardente, presidente provinciale di Confartigianato, «se confermata la manifestazione, Questura e Prefettura dovrebbero attivarsi insieme, facendo leva anche sulle norme e sui poteri di sicurezza del nuovo decreto».
A tracciare un’analisi più dettagliata è Enzo D’Ottaviantonio, presidente provinciale di Federmoda-Confcommercio e titolare del negozio di abbigliamento Ed’o in via Trento: «La speranza è che siano in pochi a rispondere a questi inviti via social, stamattina (ieri per chi legge n.d.r.) stavamo commentando le indiscrezioni con un certo allarme, augurandoci che fossero infondate. Chiamerò il Comune e chiederò alle istituzioni di attivarsi per prendere le dovute precauzioni, mi auguro che la polizia abbia gli strumenti per intervenire. Pescara non ha un bacino di immigrati di seconda e terza generazione come Milano. Francamente non credo che i figli dei pescaresi possano scendere in strada per devastare i nostri negozi come a Milano, ma se dovessero organizzarsi lo faremo anche noi e ci metteremo a presidiare le nostre attività». Poi D’Ottaviantonio va avanti: «Purtroppo se si crea un clima di incertezza il nostro lavoro ne risente: se la gente ha paura, non viene in centro a spendere, se c’è il caro gasolio le persone aspettano che le acque si calmino. Adesso, per esempio, il quadrilatero centrale è come sospeso: fatta eccezione per alcuni sporadici turisti stranieri che ancora vengono qui in vacanza, non c’è nessuno».
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