Arte, la sfida è ricostruire i borghi

Il piano del ministero. Solo ad Amatrice almeno 293 i beni culturali danneggiati
ROMA. Solo ad Amatrice le facciate spezzate delle Chiese di Sant’Agostino e di San Francesco, il collasso di Sant’Emidio che alloggiava il Museo Civico con i suoi tanti tesori, il crollo della Porta Carbonara. E poi ci sono la chiesa di Santa Croce distrutta ad Arquata del Tronto, i palazzi e le chiese crollate ad Accumoli, torri, rocche, abbazie.
Il terremoto dell’altra notte, tira le fila il ministro della cultura Franceschini, ha devastato il patrimonio culturale dell’Italia centrale, ferita nelle sue chiese, nei suoi monumenti. Ma la situazione è se possibile ancora più grave. Perché qui, nei paesi martoriati di Lazio, Umbria, Marche, Abruzzo, non è solo questione di singole opere d’arte da piangere e da restaurare. La sfida è ricostruire i borghi. «Le comunità ce lo chiedono e credo che l’Italia glielo debba», si accalora il ministro.
«Sappiamo bene che in queste ore di emergenza la tutela del patrimonio non è la priorità - premette - ma noi comunque dovevamo muoverci e l’abbiamo fatto subito». Perché anche l’arte ferita, si sa, non può aspettare, i primi momenti sono fondamentali. Sul posto della tragedia però, con le scosse che ancora si susseguono violente, i tecnici del ministero non possono ancora andare. Lo hanno fatto per loro i carabinieri dei beni culturali, 50 uomini che da mercoledì mattina girano per i territori facendo la conta dei disastri.
I loro primi report sono stati drammatici. Il ministro conta 293 beni culturali danneggiati nell’epicentro. E viene subito chiarito che quei 293 sono «tutti i beni culturali esistenti nel raggio di 20 chilometri dall’epicentro». In pratica almeno nel centro, le scosse non hanno risparmiato niente. Con 50 edifici, soprattutto chiese, che sono addirittura crollati o hanno avuto danni gravissimi. La torre campanaria della Chiesa di Sant’Agostino è invece ancora in piedi, ma «andrebbe messa in sicurezza subito, con cerchiaggi e puntellamenti». Ora però non si può. E non solo perché c’è da occuparsi della popolazione.
Intanto si pensa ai teloni per mettere al riparo chiese ed edifici sventrati dalla pioggia che potrebbe arrivare, le protezioni per le macerie, dalle quali bisognerà recuperare in fretta anche i frammenti più piccoli necessari per la ricostruzione.

