Artigiano beffato dal crac della Merker Pagherà 28mila euro

Tocco, l’azienda gli saldò solo una parte dei lavori effettuati Ma ora è stato condannato a restituire tutto con gli interessi
TOCCO DA CASAURIA . Aveva eseguito lavori per 52 mila euro commissionati in due trances dalla Merker - la società tedesca di rimorchi e semirimorchi per autocarri di contrada Ceppeto di Tocco da Casauria- la prima di 44mila e la seconda di 8mila. Era riuscito a farsene pagare una parte per 11mila euro, ma poi, preso nel vortice del fallimento dell’azienda metalmeccanica, oltre a restituire al curatore fallimentare gli 11mila euro ne ha dovuti sborsare altri 17mila circa, per interessi (calcolati a oggi dal 2002, epoca di avvio del procedimento) e spese legali, rifondendo complessivamente 69 mila euro circa.
È la disavventura di Alberto D'Addario, titolare di una ditta artigianale di carpenteria metallica in contrada Francoli di Tocco, sicuramente una delle tante incappate nel tritacarne del fallimento Merker.
La trattativa era partita con una prima commessa di lavori di carpenteria metallica, grigliati e altri accessori, per 44 mila euro che D’Addario aveva realizzato e di cui richiedeva il pagamento che Merker era restia a effettuare, seguendo il comportamento adottato verso molte altre aziende fornitrici. D’Addario ottenne un accordo con un piano di rientro con la sottoscrizione di 4 cambiali di 11mila euro ciascuna da ritirare a scadenza periodica.
La prima viene regolarmente pagata, e questa rimessa è opportunità per la Merker per chiedere a D’Addario la realizzazione e la consegna di altri lavori per 8mila euro. Sembrava che la trattativa fra le parti potesse comporsi e che tutte le prestazioni richieste potessero essere saldate alle scadenze prefissate. Ma improvvisa arriva la dichiarazione di fallimento della società. I fornitori, compreso D'Addario, restano al palo, nella spasmodica attesa di essere pagati dal curatore fallimentare. Alcuni trovano un accordo, magari dimezzando il credito, altri come D’Addario preferiscono andare avanti per vie legali. Il Tribunale di Pescara in prima istanza accoglie il ricorso dell’artigiano e condanna la Merker a pagare, ma poi la Corte d’appello dell’Aquila dà ragione alla Merker, poiché i lavori che D’Addario aveva completato erano stati eseguiti nell’arco di un anno precedente il fallimento e dunque, come prevede la legislazione italiana, rientravano tutti nella procedura di fallimento. D’Addario viene condannato a restituire gli 11 mila euro percepiti e ad aggiungere a quella somma gli interessi fino al 2017 e le spese legali, per complessi 28mila euro.
Un salasso che, credendo nella giustizia del sistema giudiziario, non si sarebbe mai aspettato. Ancora più cocente, poiché, non essendo previste rateizzazioni per questa tipologia di procedimenti, l’artigiano ha dovuto sborsare tutta la somma in un’unica soluzione.
Una catastrofe per la sua azienda, come del resto anche per altre che in quel periodo ruotavano attorno alla Merker, alcune delle quali dovettero chiudere i battenti, altre andarono fallite. Il rammarico di D’Addario, che continua comunque ad esercitare con diversi dipendenti a Tocco, è grande.
Lui non si spiega come chi lavora onestamente e dà lavoro agli altri, in Italia non sia pienamente tutelato.
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