Ascensore rotto, studente disabile a casa

Misticoni, 17enne costretto su una carrozzella: «Non voglio più farmi portare in classe in braccio, a scuola non ci torno»
PESCARA. «Non voglio farmi portare in braccio sopra e sotto, quindi non tornerò a scuola fino a quando l’ascensore non sarà riparato». È una decisione irrevocabile quella di Federico Russo, 17 anni (18 a febbraio), pescarese, studente del quarto anno design al liceo artistico Misticoni di viale Kennedy.
Federico è affetto da disabilità motorie, conseguenza di una malattia degenerativa. Quando l’ascensore dell’istituto è rotto, e succede spesso, deve farsi portare in braccio dai compagni o dai bidelli per potersi trasferire da una classe all’altra, da un piano all’altro. Solo così può svolgere le sue lezioni di matematica, storia, geografia ed essere attivo nei laboratori di informatica e design.
Federico non vuole essere un peso per nessuno. Ringrazia la generosità dei compagni e degli operatori scolastici che non lo lasciano mai solo, senza mai fargli pesare la sua condizione di disabilità, ma «essere preso in braccio come un bambino alle soglie della maggiore età», per il ragazzo è un «disagio inaccettabile, imbarazzante» disvela il padre Salvatore col quale Federico sta portando avanti la sua piccola, coraggiosa, battaglia per far valere i suoi diritti.
L’ascensore della scuola, piuttosto datato, si è fermato tre volte l’anno scorso e altrettante volte dall’inizio del nuovo anno scolastico. Ogni volta i tecnici della Provincia, a cui fa capo l’istituto, vengono prontamente sollecitati dalla preside Raffaella Cocco. L’impianto viene riparato e dopo poco si ferma di nuovo.
Questa volta, però, la situazione è grave. L’apparecchio di sollevamento necessita di un pezzo di centralina nuovo di zecca, che è stato ordinato dai tecnici, ma deve arrivare a Pescara da altre località d’Italia. Ci vuole tempo. E Federico non ha tempo. Sta perdendo giorni di lezione. Tre giorni fa l’ascensore si è rotto di nuovo, per la terza volta dall’inizio dell’anno scolastico. E lui ha deciso di ribellarsi. In un messaggio whatsapp indirizzato alla classe, ha scritto: «A scuola non ci torno fino a quando l’ascensore non sarà riparato, non voglio farmi portare sopra e sotto».
Suo padre Salvatore, rivela che il figlio ha preso una decisione «irrevocabile» e spiega: «Di nuovo l'ascensore non funziona, quindi sono stato costretto a riportarlo a casa dal momento che le sue classi sono ubicate ai piani alti. Credo sia veramente grave privare mio figlio del diritto allo studio e quindi se non si risolve il problema al più presto, mio malgrado, sarò costretto a denunciare il caso alle autorità competenti». Precisa, Salvatore Russo, tecnico informatico, che non intende «attaccare nessuno, nè le istituzioni scolastiche, nè quelle provinciali, che so si stanno muovendo. Io voglio solo che l’ascensore sia riparato al più presto. Federico ha quasi 18 anni, non ha menomazioni psichiche, ma non sopporta di essere portato in braccio. Sono stato sempre tollerante, ma ora devo rispettare la volontà di mio figlio».

