Asporto e consegne a casa: si può resistere?

18 Gennaio 2021

I negozianti costretti di nuovo a rinunciare al servizio al bancone e in sala. E ora si chiedono se valga la pena restare aperti

PESCARA. Ci provano in tutti i modi per resistere alla dura prova a cui sono sottoposti ormai da lunghissimi mesi. Le serrande di bar e ristoranti si alzano e si riabbassano, a seconda della classificazione della regione in uno o nell'altro colore. Ma per tutti la necessità più impellente è di tornare a lavorare e farlo con una continuità che oggi manca. Con il rientro dell'Abruzzo in zona gialla, i ristoranti della città avevano riaperto le loro porte, almeno a pranzo, ai clienti. La voglia di socialità dei pescaresi e dei residenti nelle zone limitrofe, pur nel rispetto delle regole, ha portato i ristoranti a riempirsi. Ma ora con il ritorno in zona arancione ancora una volta l'unica opportunità di fare qualche guadagno è data dall'asporto. Una strada che, in alcuni casi, non viene percorsa dai ristoratori per via della difficoltà di adattamento dei propri menù alla modalità di consegna. Tentano di riorganizzarsi anche i cocktail bar, decisamente non vocati alle ore diurne, ma che si riadattano per provarci fino alla fine. Se fino ad ora, però, in tanti avevano puntato tutto sull'asporto e il delivery inventando i metodi più innovativi per consegnare agli amanti dei drink, soluzioni anche a domicilio, ora il divieto di asporto, per la sola categoria dei bar, dalle 18 li priva di un buon 30 per cento dei fatturati e li costringe, spesso, a riabbassare le serrande.