Assalto al caveau dell’Ivri: sei in carcere e 33 indagati

31 Gennaio 2024

In cella anche due abruzzesi che hanno supportato la banda pugliese fuggita in autobus

CHIETI. Erano fuggiti su un autobus gran turismo con un tesoro da 4,8 milioni di euro in banconote e con i Kalashnikov usati per scatenare la guerriglia a San Giovanni Teatino, dove avevano rapinato la sede dell’istituto di vigilanza Ivri-Sicuritalia, sparato decine di colpi, bloccato strade e Asse attrezzato con i camion dati alle fiamme, disseminato lungo le carreggiate centinaia di chiodi a quattro punte, sbarrato accessi e passaggi con catene di metallo.
All’alba di ieri, 677 giorni dopo, sei responsabili di quell’assalto da film – con tanto di escavatore usato per abbattere il caveau e arrivare ai soldi provenienti dai grandi centri commerciali e dalla Banca d’Italia – sono finiti in carcere. Li hanno arrestati i poliziotti delle Squadre mobili di Chieti e Foggia e quelli del Servizio operativo centrale. L’ordinanza è stata firmata dal giudice Marco Billi su richiesta della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila (pm Simonetta Ciccarelli e Marika Ponziani): i reati contestati – rapina aggravata, blocco stradale, ricettazione, riciclaggio, incendio, detenzione e porto di armi e simulazione di reato – sono tutti aggravati dal metodo mafioso.
I NOMI
I cerignolani Francesco Carosiello, 36 anni, Alessandro Cirulli (36) e Pietro Gervasio (45) hanno pianificato e partecipato a un raid con «caratteristiche paramilitari», ha sottolineato il questore di Chieti Aurelio Montaruli. Il barese Massimo Galantucci ha garantito il trasporto e la consegna delle armi, permettendo poi «l’esfiltrazione del gruppo criminale» caricando i componenti sull’autobus di cui sopra. In cella è finito anche un abruzzese, Antonio Frani, 41 anni di Vacri, titolare di un agriturismo a Bucchianico: è accusato di aver offerto supporto logistico alla banda, facendo alloggiare gli assalitori nella sua struttura, nonché scortando il convoglio dei mezzi che sarebbero stati poi utilizzati per la rapina a distanza di 11 giorni. Il sesto arrestato è Ferdinando Piazzolla, 35 anni, da tempo a Pineto ma originario di San Ferdinando di Puglia: anche lui ha fatto da scorta e da vedetta.
Altre 33 persone sono indagate a piede libero, alcune delle quali pure in relazione a un assalto-fotocopia, quello sventato dalla polizia a Cesinali (Avellino) il 13 ottobre 2022, dove uno dei criminali è morto in una sparatoria. Sono stati perquisiti anche altri due pugliesi trapiantati in Abruzzo: Pasquale Capobianco, 41 anni, residente a Montesilvano, e Giovanni Petrelli (57), che vive a Fossacesia.
L’INCHIESTA
Le indagini condotte dagli investigatori del commissario capo Nicoletta Giuliante, del vice questore Marco Mastrangelo e del primo dirigente Marco Martino sono partite dall’analisi delle telecamere tenendo in considerazione sia la zona della rapina, sia quella della via di fuga verso Spoltore. La prima a essere individuata è stata la macchina di Piazzolla: seguendo i suoi movimenti è stato possibile scoprire progressivamente tutti gli altri mezzi, accertando in particolare che sono giunti nell’area metropolitana di Chieti-Pescara la sera dell’11 marzo 2022. Cirulli, conosciuto nel contesto criminale con il soprannome di “Strappin”, e Carosiello, «storicamente dedito a reati predatori», sono stati immortalati da una telecamera durante le attività preparatorie della rapina.
LA FUGA DA FILM
Partendo dal sequestro di un furgone utilizzato dai malviventi per allontanarsi dalla sede dell’Ivri, e ritrovato in via del Lago a Spoltore, gli investigatori hanno ricostruito la fuga dell’intero gruppo, avvenuta oltrepassando la recinzione autostradale in prossimità della piazzola di sosta sulla corsia nord dell’A14, dove era stato praticato un taglio della rete. Nel corso del sopralluogo i poliziotti hanno trovato i cestoni in plastica che inizialmente contenevano le banconote, alcuni borsoni vuoti, un caricatore rifornito di cartucce per arma lunga, numerosi proiettili inesplosi, una radio ricetrasmittente.
L’analisi delle telecamere ha consentito di individuare due transiti dell’autobus gran turismo: il primo è servito a consegnare le armi, il secondo per recuperare il commando. Uscito al casello di San Benedetto del Tronto, il pullman è passato in diverse strade di viabilità ordinaria, fino ad arrivare a Palma Campania (Napoli), dove c’è stata la prima lunga sosta della fuga: gli investigatori ritengono che qui sia partita l’ultima fase del progetto criminale, con «la disgregazione del gruppo e sicuramente la messa in atto del piano di separazione e rientro di persone, soldi e armi».
«METODO MAFIOSO»
«Emerge con evidenza», scrive il giudice Billi, «l’assoluta gravità, il grado elevato e l’attualità del pericolo di reiterazione del reato. Ciò traspare dalla professionalità palesata, dall’essere stati in grado di operare anche in regione diversa da quella di provenienza e di origine, dall’impiego di armi, dall’attenta suddivisione dei compiti».
L’assalto compiuto a San Giovanni Teatino, sempre secondo il giudice, costituisce «espressione di una professionalità criminale evocativa di quelle proprie di gruppi organizzati mafiosi, come accade quando (come nel caso di specie) emergono caratteristiche paramilitari nella realizzazione del reato, modalità assolutamente brutali, attenta pianificazione e dispiegamento imponente di uomini, armi e mezzi».
IL BLITZ
Così, alle 4,30 di ieri, tra le province di Chieti, Teramo, Pescara, Bari, Foggia, Napoli e Barletta-Andria-Trani, sono entrati in azione oltre 300 poliziotti tra Servizio centrale operativo, Squadre mobili, Reparti prevenzione crimine, Scientifica, Reparti volo di Pescara e Bari, unità cinofile antidroga e antiesplosivo. In un’abitazione di Cerignola è stato trovato anche un nascondiglio segreto ricavato in un’intercapedine. Gli investigatori hanno sequestrato documenti e prelevato Dna degli indagati. L’inchiesta riparte da qui.