Assalto alle case vuote: 130 occupazioni abusive

22 Giugno 2017

L’ultimo caso: sfondati porta e finestre di un alloggio di via Passo della Portella L’Ater: per liberare gli appartamenti e riassegnarli servono anni e molte risorse

PESCARA. L’ultima volta è successo lunedì sera. Nel complesso popolare di via Rigopiano che guarda su via Passo della Portella, qualcuno ha sfondato la porta di un appartamento ed è entrato. Poi ha buttato giù anche i mattoni che chiudevano i varchi delle finestre, e si è sistemato in un appartamento vuoto dell’Ater, occupandolo abusivamente. Una situazione non nuova nel panorama degli alloggi di edilizia residenziale pubblica: sono 130, infatti, gli appartamenti in cui gli inquilini sono entrati sfondando porte o finestre, senza aver alcun diritto ed esponendosi a conseguenze penali certe. E per l’Ater non è affatto semplice liberare queste case, per metterle a disposizione di chi ha titolo ed è anche in graduatoria.
La procedura è spesso lunghissima: ci sono “casi” in corso dal 2005, e alcuni appartamenti sono stati rioccupati a ripetizione dalle stesse persone, tornate ad occupare il giorno in cui sono state sfrattate. La procedura può costare parecchio all’Ater, all’incirca 500 euro per ogni alloggio. L’Azienda, guidata dall’amministratore unico Virgilio Basile e diretta da Giuseppina Di Tella, le prova tutte per evitare questa illegalità diffusa: oltre a murare gli appartamenti che sono liberi, ha fatto installare delle porte blindate, ma qualcuno ha smontando il telaio, pur di entrare.
Tirare fuori gli abusivi è complicatissimo perché c’è un iter complesso, con una serie di passaggi, imposto dalla legge regionale e dal Codice di procedura civile. Partendo dalla relazione della polizia municipale che attesta l’occupazione abusiva (come è avvenuto per l’ultimo caso, nella zona dell’ospedale), l’Ater fa partire la querela e chiede il sequestro preventivo: se il magistrato lo dispone i tempi possono essere celeri ma se all’interno dell’appartamento c’è l’arredamento da rimuovere la casa non può essere riassegnata subito, perché va liberata, e lo sgombero costa, ma i soldi mancano.
Con la querela prende il via anche la procedura amministrativa che passa attraverso delle fasi inevitabili: prima c’è la diffida al rilascio dell'alloggio (da eseguire entro 15 giorni), poi – se non accade nulla – si passa al decreto di rilascio, che costituisce titolo esecutivo e, una volta superati invano 60 giorni, si procede con l’atto di precetto, il preavviso di rilascio dell’immobile (che annuncia lo sfratto forzoso) dopodiché si comincia con gli accessi dell’ufficiale giudiziario. Quest’ultima fase può essere infinita. Prima di vedere eseguito lo sfratto sono stati contati anche 15 interventi dell’ufficiale giudiziario, perché gli ostacoli (e gli espedienti trovati dagli abusivi) possono essere diversi ed è difficile raggiungere il risultato se non si attiva la forza pubblica. La beffa è che ogni rinvio ha un costo e l’Ater deve sopportare delle spese ingenti anche quando i tentativi di liberare gli alloggi cadono nel vuoto. Poi, una volta, sgomberato l’appartamento, non sempre si può riassegnare subito agli inquilini in graduatoria, perché servono risorse, e parecchie, che l’Ater non ha: non solo bisogna pagare lo sgombero delle masserizie lasciate dagli abusivi ma va anche assicurata la conformità della casa appena liberata, a tutti i livelli. In questa guerra tra poveri che si scatena per avere un tetto sopra la testa, perdono tutte quelle famiglie che rispettano la legge, non occupano e aspettano di vedersi assegnato un alloggio popolare. L’ideale sarebbe far prevalere la legalità e la civiltà, dicono dall’Ater. Ma è un’utopia.
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