Assalto alle casseforti nelle case: così agiva la banda della ferrovia

9 Aprile 2020

Almeno cinque i colpi messi a segno in poche settimane dai tre malviventi arrestati dai carabinieri Incastrati dalla targa e dall’impronta di una scarpa trovata in uno degli appartamenti svaligiati

FRANCAVILLA. La “banda della ferrovia” smurava anche le casseforti. Tra i cinque colpi finora contestati dai carabinieri di Francavilla ai tre albanesi che assaltavano le case accanto ai binari c’è quello ai danni di una donna che ha visto sparire dal “forziere” della sua abitazione oro, monete da collezione e altri oggetti preziosi: nel covo di via delle Driadi nascondevano ancora una penna stilografica appartenente alla vittima. Ma l’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Giancarlo Ciani, va avanti: gli investigatori sospettano che Fabricio Gjeci, 24 anni, Erges (25) ed Ervin Kakorri (24) abbiano messo a segno anche altri furti in zona.
Ad incastrare gli indagati è stato il numero di targa dell’auto, una Renault Clio, con la quale si spostavano nella zona costiera e seminavano il panico tra i residenti, approfittando delle rarissime assenze da casa o delle abitazioni estive momentaneamente disabitate. Ma utilizzare una macchina “pulita”, ovvero intestata a una donna incensurata, non è stato sufficiente per sfuggire alle manette. C’è anche un altro elemento che inguaia la gang: l’impronta di una scarpa lasciata dai ladri all’interno di un appartamento svaligiato è perfettamente compatibile con la suola di quattro paia di calzature trovate nel covo. Il modus operandi? Sempre lo stesso: di sera, indossando guanti da lavoro e armati di piede di porco e arnesi da scasso, forzavano le finestre dei piani più bassi dei palazzi e rubavano di tutto.
La svolta nelle indagini è arrivata qualche giorno fa, quando i militari del maggiore Massimo Capobianco e del luogotenente Antonio Solimini si sono appostati davanti a un appartamento in via Bologna, dopo la segnalazione di un cittadino che aveva avvistato due uomini camminare lungo la ferrovia e poi avvicinarsi a una Renault parcheggiata in strada, di cui era riuscito ad appuntare la targa. Dopo una breve attesa, i carabinieri hanno notato uno dei malviventi che, come un acrobata, si calava da un palazzo utilizzando la grondaia mentre un complice lo attendeva con un piede di porco in mano. Alla vista delle forze dell’ordine, i ladri sono scappati. Ma, a distanza di qualche giorno e conoscendo il numero di targa, gli investigatori sono riusciti ad individuare l’appartamento in cui la banda aveva la base. Così, martedì pomeriggio, hanno bloccato i malviventi prima che potessero anche solo accennare una fuga. Durante la perquisizione dell’abitazione e dell’auto, sono spuntati tre televisori spariti dalle case svaligiate, altra refurtiva, come una macchinetta fotografica digitale, e gli strumenti del mestiere, tra cui guanti, passamontagna e pinze. Per ora, sono state individuate cinque vittime dei raid, ma è probabile che siano molte di più. Dopo il blitz, il sindaco Antonio Luciani ha ringraziato i carabinieri: «Abbiamo avuto la dimostrazione che siamo in mani sicure: ci dobbiamo fidare delle forze dell’ordine, senza cadere nella tentazione di farsi giustizia da sé. Un caloroso grazie ai carabinieri che si prendono cura della comunità». I tre arrestati, difesi dall’avvocato Italo Colaneri, sono rinchiusi nel carcere di Chieti in attesa dell’udienza di convalida che, probabilmente, si svolgerà in modalità telematica.
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