Assessori in causa Il Comune va avanti con la nomina

Il contenzioso da 20mila euro tra Vaccaro e De Martinis Anche Orsini e il Pd all’attacco, ma l’incarico legale resta
MONTESILVANO. A Montesilvano si può fare. Non è uno slogan politico, ma la fotografia di quello che succede in Comune: una giunta, con due assessori in causa per 20 mila euro di danni dopo una lite in municipio finita con una testata, può affidare un incarico legale da 3.500 euro all’avvocato di uno dei due assessori. Nella città diventata il simbolo abruzzese del sospetto, l’opposizione parla di «nomina inopportuna», mentre la maggioranza del sindaco finanziere Francesco Maragno, eletto come baluardo della legalità, difende l’incarico «affidato nella piena e completa trasparenza». Tutto ruota intorno al contenzioso civile tra il vice sindaco Ottavio De Martinis e l’assessore Fabio Vaccaro, adesso compagni di giunta ma nemici nel 2013 quando De Martinis gli sferrò una testata e lo mandò in ospedale. Adesso, i due si ritrovano amministratori nella stessa squadra ma la causa prosegue e l’avvocato di Vaccaro è Giancarlo D’Angelo, lo stesso nominato dalla giunta per seguire un caso davanti alla Corte dei Conti dopo la rinuncia dell’ex assessore Leo Brocchi. Brocchi ha detto no per evitare il «rischio» di probabili «sanzioni» al Comune da parte dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione.
Tra De Martinis e Vaccaro, arriva ancora una volta il consigliere Anthony Aliano che, dopo aver portato il caso in commissione Vigilanza, chiede la revoca della delibera perché sarebbe in contrasto con il testo unico degli enti locali, una bibbia del comportamento degli amministratori comunali. E Aliano non è l’unico a protestare: «A Montesilvano, più di ogni altra parte d’Italia funziona da sempre così: esiste il malcostume di favorire parenti, amici, clienti e fornitori in spregio alle elementari regole di democrazia e trasparenza», dice Mauro Orsini, consigliere del gruppo Montesilvano Protagonista, lista che sorregge la maggioranza di Maragno. Orsini prosegue «nulla impedisce all’avvocato di essere nominato dal comune se non ragioni d’opportunità e di buon senso di cui evidentemente non hanno tenuto conto, magari in buona fede, i protagonisti della vicenda all’atto dell’affidamento dell’incarico. È desolante perdere del tempo prezioso sottratto alle nostre vite per occuparci di beghe personali e conflitti d’interesse invece di risolvere alcuni degli innumerevoli problemi che ci sono in città». Una dichiarazione pesante, quasi da capo dell’opposizione, che non ferma la maggioranza: la nomina, anche per il sindaco (assente durante la seduta come Vaccaaro), resta valida.
Attacca anche il Pd con Feliciano D’Ignazio, avvocato di professione: «Sono dilettanti allo sbaraglio. Per opportunità politica e per evitare ombre, De Martinis avrebbe dovuto astenersi dal fare quella nomina perché il collega sta già seguendo un’intricata vicenda. Secondo me, non si tratta di un illecito penale ma di uno scivolone per eccesso di superficialità amministrativa. A questo punto, il sindaco deve revocare l’incarico a beneficio di una nuova nomina senza legami di parentela e senza conflitti di interesse. Inoltre, sarebbe ora che il Comune adottasse un albo per i legali».
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