«Assistenza bloccata per 15 disabili gravi»
PENNE. Dal 20 dicembre scorso, 15 disabili gravi e gravissimi del centro sociale diurno di Penne sono a casa. Il nuovo bando di gara indetto dall’Ecad vestino 19, che è andato alla cooperativa Sgs,...
PENNE. Dal 20 dicembre scorso, 15 disabili gravi e gravissimi del centro sociale diurno di Penne sono a casa. Il nuovo bando di gara indetto dall’Ecad vestino 19, che è andato alla cooperativa Sgs, di Lanciano, fino ad oggi non ha dato i risultati sperati dai parenti dei ragazzi disabili. «Ad oggi abbiamo svolto solo colloqui conoscitivi con i dirigenti e medici della nuova cooperativa», racconta Alessia Cacciatore, sorella di Gianluca, uno dei tanti ragazzi alle prese con una grave disabilità e che fino a qualche mese fa poteva contare sul servizio sociale all’interno della Paolo VI, nella stessa struttura dove i ragazzi continuano le rispettive cure sanitarie-riabilitative.
«Durante le ferie di Natale», sottolinea Alessia Cacciatore, «la nuova coop, alla quale è stato assegnato il servizio sociale, ha avviato i colloqui con le famiglie. Il bando di gara da loro vinto, purtroppo, prevedeva un servizio sociale non sanitario per disabili maggiorenni. Una volta avviati i colloqui con noi parenti, la cooperativa vincitrice del bando si è ritrovata letteralmente spiazzata, dato che nel gruppo dei 15 ragazzi vi sono alcuni con disabilità gravi e gravissime». «Attualmente, la cooperativa vive una fase di stallo», sottolinea Alessia Cacciatore, «giorni fa abbiamo chiesto lumi sulle perplessità dei parenti anche alla presidente dell’Ecad vestino Donatella Rosini». «Abbiamo predisposto un bando a norma di legge. Vigileremo affinché il servizio sia effettuato correttamente e secondo quanto previsto dal bando», ha detto la presidentessa dell’Ecad.
Le perplessità dei parenti sono legate anche alle condizioni della struttura assegnata alla Coop per effettuare il servizio del centro diurno sociale. «Sono stati assegnati alla coop di Lanciano i locali dell’ex liceo, tra piazza Luca da Penne e piazzetta XX settembre. Locali scomodi, sia per l’accesso di un pulmino, che per le carrozzelle. All’interno la situazione non è delle migliori: c’è, ad esempio, un solo bagno disabili accessibile passando dall’esterno del giardino. «Noi chiediamo a tutte le istituzioni interessate», conclude Cacciatori, «un centro adeguato alle patologie dei nostri ragazzi. Alla Paolo VI le attività ludico ricreative venivano svolte da tutti, anche dai disabili gravissimi. Serve una risposta alle esigenze di tutti». La certezza è che, da un mese circa, i 15 ragazzi disabili effettuano solo terapie sanitarie nel centro Paolo VI e non più le attività sociali del centro diurno.

