Assolti dallo stupro I giudici: «La vittima non era credibile»
PESCARA. Aveva raccontato di essere stata legata ai polsi e alle caviglie e di essere stata violentata dall'ex ragazzo e da un suo amico. Le parole di Roberta (nome di fantasia), affetta da disturbi...
PESCARA. Aveva raccontato di essere stata legata ai polsi e alle caviglie e di essere stata violentata dall'ex ragazzo e da un suo amico.
Le parole di Roberta (nome di fantasia), affetta da disturbi mentali, all'epoca dei fatti (giugno 2012) 33enne, non hanno, però, convinto i giudici del tribunale collegiale.
Gli imputati, due pescaresi di 43 e 50 anni, difesi dall'avvocato Massimo Biscardi, sono stati, infatti, assolti dall'accusa di violenza sessuale perché il fatto non sussiste con una decisione assimilabile alla vecchia formula dubitativa.
Il pubblico ministero Silvia Santoro aveva chiesto per i due una condanna di cinque anni di reclusione a testa. La vicenda risale ai primi giorni dell'estate pescarese di quattro anni fa, quando la donna, oggi 37enne, denunciò alla polizia di aver subito violenza.
Un racconto, quello di Roberta, piuttosto forte e condito da particolari pesanti ma che in aula è stato messo in dubbio per una serie di circostanze. In particolare, la giovane, costituitasi parte civile nel processo, riferì alla polizia di essersi data appuntamento con i due imputati nella zona di piazza Unione e di essere poi andata a casa dell'amico del suo ex fidanzato.
Lì, stando alle dichiarazioni della donna, sarebbe avvenuta la violenza: il 43enne e il 50enne avrebbero assunto droga e poi, sotto minaccia, l'avrebbero costretta a compiere atti sessuali contro la sua volontà, bruciandole con una sigaretta il braccio destro e la spalla sinistra.
In dibattimento, però, Roberta sarebbe caduta parzialmente in contraddizione rispetto alle modalità dello stupro denunciate alla polizia e anche alla versione fornita a due suoi confidenti. Ma questo non è l'unico elemento che ha giocato a sfavore della ragazza e ha minato la sua credibilità, perché dai referti medici del pronto soccorso non risulterebbero segni di violenza. Le visite a cui Roberta si sottopose qualche giorno dopo l'incontro con i due imputati avrebbero, infatti, rilevato solo una piccola bruciatura sul gomito sinistro.
A completare il quadro, c'è anche la testimonianza in aula della dottoressa che aveva in cura la 37enne, la quale avrebbe affermato che la patologia di cui soffre Roberta può portare anche a immaginare cose che non esistono.
I due imputati non hanno mai negato di aver incontrato la giovane, ma hanno sempre sostenuto che quel giorno non ci fu alcun tipo di violenza.
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