Assolto l’ex sindaco Di Marcoberardino

Penne, inchiesta sullo scrutatore sostituito. Scagionati in 6, Pasqualone: chi ha sbagliato chieda scusa
PENNE. Si è concluso ieri, con l’assoluzione di tutti e sei gli imputati, uno dei filoni della maxi-inchiesta coordinata dal pm Gennaro Varone, denominata "Operazione Vestina", le cui indagini sono state condotte dai carabinieri di Penne guidati dall'ex capitano Massimiliano Di Pietro.
La sentenza, emessa ieri dal giudice del tribunale monocratico Rossana Villani, ha assolto tutti perché il fatto non costituisce reato dall'accusa di soppressione, distruzione e occultamento di atti. Il pm aveva chiesto 1 anno per tutti gli imputati - per l'ex sindaco di Penne Donato Di Marcoberardino, difeso dall'avvocato Ugo Di Silvestre, per l'assessore ai lavori pubblici del Comune di Penne, Gabriele Pasqualone, per tre ex consiglieri comunali, Guglielmo Di Paolo, Roberto Di Fabrizio e Giacinto Core, all'epoca dei fatti componenti della commissione elettorale, e per Raffaele Silvi, ex funzionario dell'ufficio elettorale, oggi in pensione. Tutti e sei erano accusati di aver soppresso un verbale per cambiare il nome di uno scrutatore nel periodo relativo alle elezioni politiche dell'aprile 2008. Secondo il pm, il nome di uno scrutatore sarebbe stato cambiato in un verbale e sostituito con uno ex novo. All'epoca Di Marcoberardino, Pasqualone, Core, Di Paolo e Di Fabrizio erano componenti della commissione elettorale del Comune di Penne mentre Silvi era segretario rogante e assistente della commissione. Secondo la procura avrebbero soppresso il verbale di deliberazione della commissiorne elettorale di Penne del 19 marzo 2008 in cui era stato nominato uno scrutatore per le elezioni politiche di quell'anno e il verbale sarebbe stato sostituito con un altro «formato a posteriori», illustrò all'epoca Varone, in cui il nome del primo scrutatore sarebbe stato sostituito con un altro. Ma i sei sono stati scagionati nella sentenza di ieri.
Dopo il verdetto, l'attuale assessore Pasqualone, ha voluto esternare pubblicamente i propri sentimenti. «Abbiamo avuto sempre la massima fiducia nella magistratura», ha detto Pasqualone, difeso dall'avvocato Antonella Vellante. «Dispiace dirlo, ma qualcuno se ha sbagliato a metterci sotto processo credo che abbia il dovere morale di chiedere scusa. Le scuse non vanno tanto a noi che siamo stati imputati, ma alle nostre famiglie che hanno sofferto in silenzio questa difficile situazione», ha commentato Pasqualone.
Francesco Bellante
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