Pescara, dopo il Ferro di Cavallo lo spaccio non si ferma: ecco le nuove roccaforti

9 Aprile 2026

Come sono cambiati gli affari. A Rancitelli spunta il “Ferruccio”. Questa sera su Rete 8 uno spaccato sul degrado e chi combatte per una città migliore

PESCARA

A Pescara c’è una concentrazione eccezionale di alloggi popolari. Ma fino a tre anni fa ne erano ancora di più: circa 800 appartamenti concentrati in meno di due chilometri quadrati. Era questo il famoso Ferro di cavallo, la piazza di spaccio più grande d’Abruzzo: una roccaforte sotto scacco delle famiglie di etnia rom che in quegli alloggi, per la maggior parte occupati abusivamente, facevano i loro affari. Ma di quel Ferro di cavallo oggi è rimasta solo una spianata di terra, una piazzola dove l’Ater di Pescara sta facendo i lavori e da cui, dice il progetto, nasceranno nuovi alloggi popolari, destinati però anche alle forze dell’ordine e alle loro famiglie.

È questo il volto di una periferia che prova a cambiare ma che in realtà conserva ancora le sue ferite. Perché anche se il Ferro di cavallo e gli ex palazzi Clerico sono stati abbattuti, il traffico di droga e lo spaccio non si fermano. Questa sera a “31 minuti” ecco uno spaccato di Rancitelli con le sue debolezze e criticità: come funzionano gli affari e qual è la nuova roccaforte dello spaccio. Si chiama “Negli alloggi dello Stato” un’altra puntata di “31 minuti”, settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro, in onda stasera alle ore 23 (riprese e montaggio di Giuliano Vernaschi, regia di Danilo Cinquino, ottimizzazione Antonio D’Ottavio). Ad accompagnare il viaggio nella periferia stasera sono i consiglieri comunali Domenico Pettinari e Massimiliano Di Pillo, che da anni in quelle vie portano avanti la loro battaglia per la legalità. In puntata anche un’intervista a don Massimiliano De Luca, il prete coraggio delle periferie che ha dichiarato guerra agli spacciatori, e il messaggio di speranza che lancia Virginia Spinelli, ragazza di etnia rom che ha rotto il sistema e oggi studia per prendere ancora un’altra laurea, dopo quella già conseguita a ottobre scorso.

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CROLLA L’IMPERO

Era il 13 aprile del 2023, le 5.30 del mattino, quando Pescara si svegliava con il rumore delle sirene e un dispiegamento eccezionale di forze dell’ordine. Era questa una delle prima delle grandi operazioni dei carabinieri che iniziava a sgretolare il Ferro di cavallo. In poche ore venivano eseguite 20 ordinanze di custodia cautelare su altrettante persone di etnia rom. Per la prima volta a Pescara si parla di associazione a delinquere, come definiva poi nelle carte il giudice del tribunale dell’Aquila. Questo era l’ultimo atto del Ferro di cavallo.

LA MALAVITA CONTINUA

Ma se tre anni dopo, quei palazzoni gialli sono un ricordo e ora si vede già un cantiere che sa di rinascita, è anche vero che a Pescara la malavita non si ferma. Le famiglie rom hanno trovato una nuova base per gestire i loro affari. Uno dei punti più critici è in via Tavo, al quarto piano del civico 229, ribattezzato il “Ferruccio”. Secondo quanto riportano le segnalazioni, gli alloggi dell’Ater sono finiti sotto il controllo delle famiglie rom, trasformando il quartiere in un vero e proprio fortino della criminalità che tiene in ostaggio i residenti. Quello che accade dentro questa palazzina non è sconosciuto alle forze dell’ordine, tanto meno a Comune e Ater. Da una parte, la squadra mobile appena qualche settimana fa ha messo a segno diversi arresti, tra vedette e spacciatori, ma dall’altra tanto è bastato a fare partire il procedimento di sgombero. Un iter che però sembra essere avviato già dal 2024 e, fino al oggi, rimasto impantanato nella burocrazia. Ater, infatti, avrebbe chiesto al Comune di procedere agli sgomberi, ma la documentazione in questi anni è sempre stata incompleta e tra mail e il tempo che passa, il civico 229 è ancora una centrale operativa dello spaccio con i residenti sempre più esasperati.

I FORTINI

Il dopo Ferro di Cavallo le centrali della droga si sono sparpagliate per le periferie. Dopo il “Ferruccio”, nel mirino delle forze dell’ordine ci sono il civico 16 di via Lago di Borgiano e il 15 di via Lago di Capestrano. Alloggi popolari che in teoria sarebbero destinati a persone fragili e in difficoltà economica.