Attentati e truffe, scattano cinque arresti

Sgominata una banda di pugliesi, 20 denunce: scoperto anche l’uomo che piazzò un ordigno in una casa di Città Sant’Angelo
PESCARA . Dopo tre anni di indagini serrate, scoperti dai carabinieri i mandanti e gli esecutori materiali degli attentati dinamitardi che tra il 2018 e il 2020 hanno seminato il panico a Città Sant'Angelo. È il risultato di un’indagine che ha scavato in almeno settanta truffe ai danni di imprenditori del Pescarese, del Teramano, delle Marche, dell’Umbria, dell’Emilia Romagna e della Lombardia, per un giro di affari di circa un milione di euro. A finire in manette, nell’ambito di questa indagine più vasta, diretta dal pm Andrea Di Giovanni, cinque persone; venti sono state invece denunciate a piede libero. La gran parte di esse proviene dalla Puglia, dalla zona di Cerignola. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati inoltre beni per un valore di diverse centinaia di migliaia di euro, provento delle attività illecite.
Gli indagati devono rispondere a vario titolo di una sfilza di reati quali associazione per delinquere, estorsione, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, appropriazione indebita, ricettazione, danneggiamento e porto e detenzione abusiva di armi.
Le indagini, condotte dai militari dell'Arma della compagnia di Montesilvano, diretta dai capitani Luca La Verghetta e Donato Agostinelli, hanno preso il via a seguito di alcuni episodi misteriosi e veri e propri attentati ai danni di un imprenditore di Città Sant'Angelo.
L'uomo, a partire dall'agosto del 2018, ha cominciato a subire una serie di gravi minacce seguite subito dopo dall’incendio di un autocarro, dall’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro la propria autovettura e poi dall'esplosione di un ordigno rudimentale sotto la sua abitazione di via Salara, rimasta gravemente danneggiata. Nessuna conseguenza per fortuna per le persone.
L'ordigno, infatti, era stato fatto esplodere nella parte in quel momento disabitata per via di lavori di ristrutturazione in corso, distruggendo l'intero muro di recinzione e provocando una profonda voragine su un balconcino esterno. Da quanto accertato, era stato infatti appoggiato sul balconcino poco dopo la mezzanotte e quindi fatto saltare.
In tutta la zona e anche nei vicini comuni di Silvi e Montesilvano numerosi erano stati i cittadini che avevano sentito un fortissimo boato. Qualche mese dopo altri due pacchi bomba erano stati fatti ritrovare in un terreno vicino l'abitazione.
Fondamentali sono state le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona, da cui i carabinieri erano riusciti a vedere chiaramente un uomo che, dopo aver parcheggiato un'auto, collocava l’ordigno e si allontanava repentinamente.
Uomo identificato in un pregiudicato pugliese. Di qui altre indagini che hanno portato dritto verso un organizzazione, operante tra Pescara e Montesilvano, che faceva capo proprio al pregiudicato pugliese aiutato da un albanese. L'obiettivo, acquisire attività commerciali attraverso cui riciclare i proventi delle azioni delittuose.
Una volta che il gruppo ne entrava in possesso, le faceva gestire a prestanomi e poi metteva a segno anche truffe a carico di imprenditori del pescarese, del teramano, delle Marche, dell'Umbria, dell'Emilia Romagna e della Lombardia. Sette quelle accertate. Il tutto per un giro di affari di circa un milione di euro. Durante le indagini, nel dicembre 2018, sono state sequestrate a Cerignola armi e munizioni. Il gruppo aveva nelle proprie disponibilità un capannone nel Teramano dove accantonava merce, provento delle attività illecite, tra cui vetture di grossa cilindrata, che poi redistribuiva e commercializzava in esercizi del pescarese o all’estero ed in particolare in Albania come nel caso delle vetture di lusso.
Sempre nel corso dell'attività investigativa, è emerso che alcuni componenti dell'organizzazione a volte si occupavano anche di attività illecite diverse da quelle portate avanti dal gruppo.

