Attiva, gli interinali smantellano il presidio

Quattro lavoratori ritirano il ricorso contro il Comune e tornano in graduatoria in attesa del concorso
PESCARA. Sarà smantellato nei prossimi giorni il presidio davanti al Comune degli interinali senza gloria di Attiva, che da gennaio combattono per riavere il posto di lavoro perso a seguito del concorso indetto dall'azienda che si occupa della raccolta di rifiuti in città. E mentre alcuni ex interinali levano le tende in piazza Italia, altri tornano a lavorare in Attiva dopo aver ritirato i ricorsi. Sarebbero quattro, al momento, quelli che hanno già firmato un contratto, rinnovabile mese per mese fino al prossimo concorsone (il cui bando dovrebbe uscire fra un mese) e che da lunedì scorso sono a disposizione dell'azienda per riprendere le vecchie mansioni di spazzamento strade.
«Noi smantelliamo il presidio per restituire decoro alla piazza e dignità a noi», chiarisce Giuseppe Granata, presidente e tra i fondatori dell'associazione culturale Pescarattiva che al momento conta 40 iscritti, «ma la lotta non si ferma e continua in una sede operativa che sorgerà, forse, nel quartiere San Donato. Siamo in attesa di risposte per alcuni locali Ater, nel frattempo stiamo collaborando con l'associazione nazionale Endas ( Ente nazionale democratica azione sociale, 130 mila abbonati in Italia) per svolgere servizi di vigilanza e controllo parcheggi durante la festa bizantina a Crecchio e il 6 agosto saremo impegnati con la vigilanza durante la notte bianca pescarese. Il sindaco non ci ha aiutato a risolvere la vertenza, speriamo ci dia una mano per realizzare un altro obiettivo: costruire un gazebo in un parco cittadino, uno qualunque, allo scopo di creare una rete di controlli estesa a tutte le aree verdi della città di cui vorremmo prenderci cura».
Se da una parte, Granata, sostenuto nelle attività dell'associazione da Fernando Colaiocco rivendica con forza «l'orgoglio di portare avanti la lotta malgrado gli esiti finora negativi e le lungaggini del prolungamento a sei mesi dei contribuiti di disoccupazione», dall'altro c'è chi «l'orgoglio lo ha calpestato» per tornare in Attiva e rimettersi in gioco dopo aver richiesto di stracciare il ricorso ai legali che si occupano della vertenza. Uno di questi ex interinali senza gloria, racconta la sua versione dei fatti: «Il primo concorso», spiega il 46enne pescarese in Attiva dal 2007, «l'ho fatto con i postumi di una malattia grave che mi trascinavo da luglio. Non l'ho superato, ho fatto ricorso e mi sono unito agli interinali che hanno combattuto in questi mesi, anche se per motivi di salute ho spesso disertato le tende. Ma a un certo punto, tra appelli rigettati e contratti nulli, mi sono chiesto: per che cosa stiamo lottando? All'improvviso, ho capito che non ne valeva più la pena, non c'erano i presupposti per andare avanti, vane tutte le promesse dei politici e di tutti coloro che si sono attaccati al nostro carrozzone. Questi mesi sono stati difficili, ho finito i soldi per campare. Mia madre mi ha aiutato e Gesù mi ha illuminato. Quindi, ho messo l'orgoglio da parte, quello stesso orgoglio che per tanti mesi ci faceva spaccare le montagne, tanto eravamo sicuri di farcela, e sono tornato in Attiva dopo aver rinunciato all'azione legale contro l'azienda».
L'ex interinale, con una lunga esperienza di lavoro tra supermercati e uffici postali alle spalle, anche di fuori regione, dice di sentire «il peso del fallimento dell'azione intrapresa», ma oggi avverte la «serenità della decisione di rimettermi a disposizione di Attiva e, se me lo permetteranno, farò anche il prossimo concorso». Sulla questione, Granata è meno possibilista: «Faremo il concorso a condizione che non si debba ritirare il ricorso».©RIPRODUZIONE RISERVATA

