Attivista lesbica a scuola L’incontro diventa un caso

L’iniziativa a Lanciano apre il dibattito in regione sulle discriminazioni Tra polemiche e cortei. Studenti e prof divisi sulle differenze di genere
LANCIANO. Il caso Lanciano riecheggia in Abruzzo. Scatenando polemiche, cortei e manifestazioni. Dividendo studenti e famiglie. E aprendo un acceso dibattito in tutta la regione sul tema dell’omofobia. Tutto è iniziato con l’invito rivolto dalla preside dell’istituto superiore frentano Fermi-De Titta, Daniela Rollo, ai genitori degli studenti. Per chiedere di esprimersi sull’opportunità di ospitare a scuola, il prossimo 1° aprile, la scrittrice e attivista per i diritti Lgbt Francesca Vecchioni (leggi l’intervista a destra), figlia del cantautore Roberto. Ma il sondaggio è stato bocciato da una larga parte degli studenti come un’iniziativa sessista. Alimentando scontri e tensioni, che si protraggono ormai da diversi giorni.
Il caso. La Vecchioni, dichiaratamente lesbica, dovrebbe parlare agli studenti del suo romanzo “T’innamorerai senza pensare”. Una sorta di autobiografia e di manifesto dell’amore tra due donne che sarà lo spunto per affrontare il tema della diversità, ma anche tanto altro ancora, primi fra tutti i dubbi, le aspettative e le paure dei ragazzi. Ma la scelta di demandare alle famiglie un permesso «che permesso non è e non deve essere», come ha sottolineato per primo il Collettivo studentesco, è stata aspramente criticata. E non sono mancate le proteste, i presìdi con corteo davanti la scuola, gli striscioni e, fino a questa mattina, un picchetto davanti l'istituto per riuscire a parlare con la dirigente. «Non vogliamo mancare di rispetto a nessuno, nè essere aggressivi come ci hanno accusato alcuni insegnanti - spiega Riccardo Ferrante del Collettivo Studentesco - ma solo farci ascoltare e chiedere alla dirigente se, come ha affermato su alcune testate locali, saranno avviati percorsi e lezioni di educazione sessuale sui temi come appunto la diversità, l'inclusione, le preferenze sessuali affrontati con meno ipocrisia e nel rispetto innanzitutto dell'autodeterminazione e dello sviluppo del senso critico, capace di abbracciare e valorizzare le differenze piuttosto che giudicarle. C'è bisogno di parlare e di conoscere. Perfino noi ragazzi che pensiamo di sapere tutto ne siamo consapevoli. Ma non vogliamo puntare il dito contro nessuno: la preside ha fatto bene a voler informare e rendere partecipi le famiglie di questo incontro, ma a nostro parere sono stati sbagliati i modi perchè non si informa chiedendo un parere, se si chiede un parere si sta in sostanza chiedendo il permesso alle famiglie».
L’omofobia. Per Riccardo parlare di diversità e di scelte e orientamenti sessuali con gli adolescenti «è fondamentale». Un esempio lo fornisce raccontando che «il giorno dopo il presidio, alcuni studenti, probabilmente omofobi, hanno rovinato i simboli dell'amore omosessuale, dimostrando ancor di più che a scuola c'è bisogno di parlare di queste tematiche e che la mancanza di dialogo tra la preside e gli studenti legittima indirettamente comportamenti del genere». «Quelle ics sui simboli disegnati all'ingresso della scuola sono state fatte molto probabilmente di notte - riferisce Riccardo - perché ho chiesto a tutti i presenti e nessuno, nel corso del presidio e della mattina successiva, ha notato niente». Non ci sono stati altri episodi, né dentro né fuori dal Fermi, ma per il Collettivo studentesco si tratta «comunque di un campanello d'allarme».
Preside e famiglie. «Sono aperta ad ogni tipo di argomento soprattutto se di interesse sociale - aveva detto a Il Centro la preside - Ho un grande rispetto della pluralità e quindi ho voluto conoscere il parere dei destinatari dell'iniziativa, che non era assolutamente scontato. Sappiamo che i temi legati alle differenze di genere causano critiche e polemiche e le cronache ce lo dicono ogni giorno». «Ho ascoltato diversi genitori sulla questione - racconta ancora Riccardo - e mi hanno detto di essere rimasti spiazzati dalla circolare da firmare. Oltretutto l'incontro era rivolto a ragazzi di quinta, quindi essenzialmente maggiorenni, non sarebbe servito alcun parere».
Ma in tanti sarebbero stati anche i papà e le mamme che si sono complimentati per la decisione di includerli nella scelta. «Penso che gli adolescenti siano più pronti degli adulti al cambiamento - considera ancora Riccardo - perché oggi per noi è del tutto naturale vivere la propria sessualità, qualunque essa sia, alla luce del sole, tanto che i corridoi delle nostre scuole sono già pieni di coppie di ragazze che si tengono per mano e nessuno dice niente. Non è lo stesso per i ragazzi gay, ancora poco propensi ad uscire allo scoperto. Ecco perchè bisogna affrontare senza drammi e ipocrisie questo genere di occasioni».

