Attività produttive in crisi Il saldo del 2016 è negativo

10 Marzo 2017

Francavilla, più cessazioni che nuove iscrizioni nel registro della Camera di commercio: una tendenza alla stagnazione dell’economia cittadina

FRANCAVILLA AL MARE. Lo stato di salute dell'economia di Francavilla al Mare non è dei migliori, almeno stando ai dati di Infocamere-Movimprese che indicano un saldo negativo nel 2016 in relazione al dato delle iscrizioni e cessazioni delle imprese registrato alla Camera di Commercio di Chieti. Nello specifico, sono state 52 le attività produttive chiuse nel corso dell'anno appena passato, giacché a fronte di 116 nuove iscrizioni ne sono cessate 168. I dati evidenziano le difficoltà affrontate dalle imprese, che non sempre riescono a gestire la congiuntura, con il risultato che aumenta il numero delle saracinesce abbassate nei settori di maggiore rilevanza commerciale.

In relazione al totale generale, il tessuto economico della città adriatica è costituita per il 74,4 per cento da imprese individuali. I settori produttivi che vantano il maggior numero di aziende sono il commercio con 760 imprese (701 le imprese attive); l'agricoltura con 353 (351 attive); costruzioni con 324 (285 attive); alloggio e ristorazione con 242 (213 attive) e attività manifatturiere, 196 imprese (167 attive).

Il commercio presenta in termini assoluti la maggiore dinamicità imprenditoriale e rappresenta l'8 per cento del totale provinciale. Trentanove le iscrizioni, a fronte di 60 cessazioni, per un totale di 1.319 addetti. Il secondo comparto per importanza è quello dell'agricoltura e della pesca, che impiega 417 lavoratori, nonostante la perdita di 17 aziende (27 cessazioni e 10 iscrizioni) e un lungo periodo di crisi.

In una città a vocazione turistica strategico è il comparto alberghiero/ristorazione che presenta un saldo negativo pari a tre, per 839 gli addetti. Sono invece 1.049 i lavoratori nelle costruzioni, che registrano la cessazione di otto attività.

«È necessario», commenta Andrea Leonzio, di Noi con Salvini, «programmare un piano economico di promozione e sviluppo delle attività commerciali, artigianali e agricole iniziando dalle "botteghe storiche". Parlo di esercizi commerciali, pubblici esercizi, attività artigianali e di servizi che hanno svolto l'attività per almeno trenta anni nello stesso locale, anche con denominazioni diverse».

Leonzio suggerisce inoltre la creazione e l'incremento di un fondo comunale per il commercio, sull'esempio di altre città, che costituisca un aiuto economico e un sostegno per le attività produttive e per i commercianti in crisi, tale da costituire un supporto al rilancio dell'attività economica. «È necessaria infine l'istituzione di un tavolo permanente di concertazione sul commercio cittadino», chiosa Leonzio, «con la presenza dei rappresentanti del Comune e di quelli delle associazioni di categoria, come Confcommercio e Confesercenti, oltre ai rappresentanti dell'associazione dei proprietari cge affittano immobili per uso commerciale. La funzione del tavolo dovrà essere quella di realizzare un costante monitoraggio sulla situazione delle attività produttive e commerciali della cittadina, l'analisi delle criticità e l'elaborazione di proposte per il rilancio del settore. Uno dei principali compiti del tavolo di concertazione dovrà essere inoltre la verifica dei prezzi dei canoni d'affitto dei locali commerciali, il cui livello costituisce una delle cause principali che determinano la cessazione di diverse attività economiche».

©RIPRODUZIONE RISERVATA