Auchan, l’impegno dei politici pescaresi
CEPAGATTI. Il consiglio comunale di Pescara ha approvato all'unanimità, nel pomeriggio di ieri, un ordine del giorno che invita il sindaco Carlo Masci e la giunta ad avviare contatti con la...
CEPAGATTI. Il consiglio comunale di Pescara ha approvato all'unanimità, nel pomeriggio di ieri, un ordine del giorno che invita il sindaco Carlo Masci e la giunta ad avviare contatti con la Margherita distribuzione e con la Maiora srl, società che hanno rispettivamente ceduto e rilevato gli ipermercati Auchan all’interno del centro commerciale adiacente all’aeroporto e a Villanova di Cepagatti.
Il documento invita l’amministrazione «unitamente alla Regione Abruzzo e alle Province di Chieti e Pescara» a porre in essere «iniziative a tutela di tutte le maestranze che attualmente dipendono dai due ipermercati, con ricollocazioni lavorative nelle aziende; o con ricorso, se necessario, agli ammortizzatori sociali».
Nel passaggio dal vecchio al nuovo gestore, infatti, la Margherita distribuzione ha di fatto spacchettato le licenze commerciali. Il nuovo gruppo, che gestisce le insegne Despar, si occupa soltanto del settore alimentare (food) e per questo è stato necessario trasformare le strutture da ipermercati a supermercati, con la conseguente riduzione delle superfici di vendita. Tutto ciò ha determinato che, su 140 dipendenti, in 75 abbiano optato per l’esodo incentivato, mentre i rimanenti 65 siano rimasti in carico a Margherita distribuzione, ma senza lavoro e in cassa integrazione a zero ore.
La conseguenza, in assenza di ulteriori partner commerciali interessati a rilevare le superfici di vendita avanzate, è che i 65 dipendenti rimasti senza certezze di ricollocazione, possano diventare esuberi già nelle prossime ore.
Per questa ragione, nell’ordine del giorno presentato su iniziativa del centrodestra e approvato ieri in consiglio comunale, si afferma che «non possono essere lasciati alla sola discrezione della società subentrante i criteri in base ai quali selezionare i lavoratori da assorbire» nella considerazione, soprattutto, che «tutti hanno uguali diritti a conservare l’occupazione evitando qualsiasi forma di ipotetica discriminazione».

