Automotive: lo stop Tutti i dati della crisi

14 Ottobre 2024

Calo globale del 31,7%, ad Atessa produzione ridotta del 10.2%

Brusca frenata del polo dell'automotive, pilastro dell'economia abruzzese. Da solo, il settore assorbe il 48% dell' export regionale. Ma i primi dati del 2024, illustrati da Raffaele Trivilino, direttore del Polo di innovazione automotive d'Abruzzo nell'ultima giornata di "Mani visibili", evento dedicato all'economista abruzzese Marcello De Cecco che si è svolto nel teatro Fenaroli di Lanciano, mettono in evidenza quanto pesante sia la crisi, legata a doppio filo alla vertenza Stellantis e al calo delle produzioni nello stabilimento di Atessa. Con annesso tutto l'indotto.
Profondo rosso per Stellantis che, nei primi nove mesi di quest'anno, ha fatto registrare un -31,7% di veicoli prodotti, con i siti tutti in negativo dopo tre anni di crescita, compreso quello abruzzese. Nella fabbrica di Atessa, in particolare, la produzione si è ridotta del 10,2% da gennaio a settembre. Entro fine anno è ipotizzabile una produzione totale di 190mila -200mila veicoli.
CRISI NERA. È partito dai numeri Trivilino, per delineare le prospettive dell'automotive in Abruzzo e le possibili azioni per rimettere in azione la macchina produttiva.
«Nel 2035 in Europa saranno banditi i veicoli a combustione interna, il che porterà ad una profonda trasformazione del mercato delle produzioni di veicoli», ha spiegato Trivilino, «alcuni Stati, tra cui Italia e Germania, hanno proposto soluzioni alternative e altre tecnologie: la nuova Commissione Europea sarà chiamata a confermare o rivedere le scadenze, anche sulla base dell'evidente problema rappresentato dalla carenza di apparati di ricarica elettrica, al momento insufficienti».
In questo momento storico saranno indispensabili, secondo Trivilino, «gli incentivi per la transizione ecologica. Si andrà verso la produzione di veicoli elettrici più semplici e con meno componenti con l'allestimento di impianti automatici per ridurre i costi di gestione. Ciò comporterà un adeguamento delle competenze e un riposizionamento degli impianti stessi».
Il mercato dell'automotive, in Europa, risulta ancora in fase stagnante con 18,7 milioni di veicoli prodotti contro i 20,8 del 2019. Le cause principali della contrazione sono da ricercare nel trend del Pil che ha una crescita modesta, nei tassi di interesse elevati e nell'evoluzione degli interessi dei consumatori e della mobilità. Per quanto riguarda il mercato delle auto in Italia, quest'anno ci sono state 1.080.726mila immatricolazioni, con un +3,8% rispetto al 2023, ma un calo del 18,5% sul 2019.
Le autovetture a benzina hanno avuto un incremento di vendite del 10,4%, le auto diesel sono scese del 21,5%. Le vetture elettriche sono a quota 4% rispetto al 12,6 dell’Unione europea, le ibride risultano in aumento del 14,8%.
STELLANTIS CROLLA.
«L'Abruzzo», ha evidenziato nella sua relazione Trivilino, «è una regione fortemente industrializzata con un tasso pari al 27%, superiore alla media nazionale». Sono 22mila gli addetti nel settore automotive, di cui 20mila in provincia di Chieti. Un comparto da 7 miliardi di fatturato l'anno, che assorbe il 48% dell'export della Regione Abruzzo e il 13% del Pil.
In questo quadro si inserisce la crisi di Stellantis che, nel 2023, nello stabilimento di Atessa ha prodotto 230mila veicoli: il 12% della produzione europea e il 90% di quella italiana. Ma nei primi sei mesi di quest'anno si è avuto il crollo con la produzione ridotta del 10,2%. Per la fine del 2024, secondo gli indicatori previsionali del Polo automotive, è ipotizzabile una produzione totale di circa 190-200mila mezzi. In Italia, la produzione di autovetture scende sotto le 300mila unità ed è complessivamante di 500 mila unità, con i veicoli commerciali: un terzo in meno del 2023 (circa 800.000). «Ad una situazione positiva, nei primi sei mesi dell'anno», ha spiegato Trivilino, «si è agganciata una crisi pesante che ha portato il dato al -10,2%». Attualmente in fabbrica è sospeso il turno di notte con l'applicazione della cassa integrazione e una produzione giornaliera di circa 700 veicoli. La filiera italiana dell'automotive è costituita da 1.100 aziende "Core", con un fatturato di circa 80 miliardi di euro. Entro il 2030 è prevista una diminuzione dell'11% fatturato, che passerà da 58 miliardi di euro del 2023 a 51 miliardi.
TRANSIZIONE NECESSARIA.
«I percorsi di transizione potrebbero essere rivolti all’interno della filiera dell'automotive», ha sottolineato Trivilino, «con nuovi settori, nuovi standard certificativi e nuove interfacce e dinamiche commerciali. Esempi concreti, per frenare la crisi, potrebbero includere i settori dell'aerospazio e della difesa, le energie pulite e rinnovabili, la salute e gli apparecchi medicali. La transizione verso un’industria multi-propulsione e a ridotte emissioni sembra ormai tracciata. Per supportare lo sviluppo sono tre i principali ambiti di intervento: aziendale, dando impulso alla crescita dimensionale delle imprese, favorendo crescita organica e operazioni di partnership; supporto alle attività di ricerca e sviluppo, con focus su nuove piattaforme e poli tecnologici di competenza. Infine, la salvaguardia dei volumi produttivi e della forza lavoro, attraverso il miglioramento della competitività industriale». Alla giornata conclusiva di Mani visibili, moderata dal giornalista Paolo Mastri, hanno preso parte, tra gli altri, Luca Bianchi (Svimez), Eliana Chessa, responsabile ufficio studi Bper Banca, Alessandra Lanza, Prometeia, Gregorio De Felice, Intesa Sanpaolo ed Emanuele Felice, dell’Università Iulm.
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