Avvocati al voto, le proposte dei candidati

22 Gennaio 2015

Organizzazione, attenzione ai giovani legali e cambiare la reputazione della categoria: ecco le promesse dei tre sfidanti

PESCARA. Il presidente uscente Donato Di Campli corre per il secondo mandato con la lista “Essere avvocati”. Con Di Campli, sono candidati Guido Cappuccilli, Patrizio Cipriani, Lorenzo Cirillo, Fabio Corradini, Elena Di Bartolomeo, Ugo Di Silvestre, Monica Galasso, Filomena Mancinelli, Chiara Sabatini, Lucio Schiona, Andrea Scoponi, Gabriele Silvetti, Federico Squartecchia e Carla Tiboni. Ecco perché Di Campli ha deciso di ripresentarsi.

Presidente, un successo del suo biennio?

«L’internazionalizzazione della professione anche con convenzioni con altri ordini e con studi di altri Paesi, europei e non. La valorizzazione del ruolo di Pescara nelle associazioni e negli organismi forensi, la camera arbitrale tra le prime in Italia e la convenzione per la liquidazione di compensi per gli avvocati».

Cosa intende migliorare?

«L’istituzione di un fondo di solidarietà con previsione nel bilancio annuale dell’ordine di una somma del 2% delle quote di iscrizione dell’anno precedente. Poi, uno sportello previdenziale e uno di ascolto degli iscritti per raccogliere segnalazioni. La conservazione degli uffici giudiziari esistenti e un rafforzamento della presenza di Pescara nell’ambito regionale. Il Tar? Deve restare a Pescara e per questo ho proposto un emendamento al Milleproroghe per ottenere un’ulteriore proroga».

Qual è il punto più importante del suo programma?

«La valorizzazione del ruolo sociale dell’avvocato e la promozione della figura nella cittadinanza e nella considerazione nell’opinione pubblica».

Com’è avvertito l’avvocato dall’opinione pubblica?

«La reputazione non è tra le migliori, ecco perché vorrei che l’immagine dell’avvocato fosse percepita diversamente nel contesto sociale. Poi, un maggiore accordo con l’università e con gli altri ordini sia per la formazione che per la fase di accesso alla professione prima dell’esame».

Cosa le chiedono i giovani avvocati?

«Ci riconoscono una grande attenzione nei loro confronti e noi cerchiamo di andare incontro ai giovani assistendoli e coinvolgendoli».

Cosa può dire ai giovani avvocati in questo momento di crisi?

«Che devono credere in loro stessi, di aumentare il livello di preparazione e puntare sulla qualità: solo così possono emergere. Ai giovani vorrei anche dire che la professione non è solo più quella della difesa ma si sta orientando verso le consulenze anche oltre i confini nazionali. I giovani non devono piangersi addosso ma avere un visione futura».

C’è un frattura generazionale nella professione?

«No. Il nostro primo obiettivo era stato di evitare lo scontro generazionale e di trovare insieme le soluzioni e gli sbocchi».

La prima cosa che farà in caso di elezione?

«Il fondo di solidarietà».