Avvocati, bagarre per un ricorso Cambia il Consiglio dell’Ordine

5 Dicembre 2020

Salce, primo dei non eletti alle votazioni del 2019, si è visto riconoscere dalla Cassazione civile il diritto a entrare nel “governo” delle toghe insieme a Stefano Sassano. In uscita Di Tillio e De Rosa

PESCARA. Ci sarà un mini rimpasto nel "governo" dell'attuale Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Pescara formato da 15 professionisti, deciso però dai giudici della Cassazione civile che hanno accolto il ricorso presentato dal primo dei non eletti nella passata consultazione di circa due anni fa e precisamente del 28 febbraio 2019.
L'avvocato Antonello Salce entrerà dunque a far parte del Consiglio in quanto il suo ricorso è stato accolto e «sarà chiamato a integrare il numero degli eletti del Coa di Pescara», come deciso dai giudici romani. Ma è praticamente scontato che insieme a lui entrerà anche il collega Stefano Sassano, secondo dei non eletti, anche se non ha presentato ricorso.
La questione sta in questi termini. I due esclusi (distanziati di un paio di centinaia di voti dall'ultimo degli eletti), subito dopo l'elezione presentarono un ricorso al Consiglio nazionale forense (che sarebbe il primo grado di giudizio per gli avvocati) lamentando il fatto che due componenti del nuovo Consiglio, Laura Di Tillio e Roberto De Rosa (peraltro professionisti di grande valore che hanno dato un validissimo apporto al Consiglio), erano ineleggibili stando alla normativa in vigore.
Questo perché i due avevano fatto parte della commissione d'esame per gli avvocati negli anni precedenti all'ultima elezione. Il Cnf, però, aveva dato torto ai due ricorrenti dando una interpretazione meno restrittiva della norma, sollevando anche dubbi di legittimità costituzionale. Uno dei due, Salce, decise di andare avanti e presentò un ricorso in Cassazione contro i due ineleggibili, ma anche nei confronti dei controricorrenti, della commissione elettorale e dell'Ordine degli avvocati. E la sua tenacia è stata ripagata perché i giudici romani gli hanno dato ragione, sostenendo che il suo «ricorso è formulato in maniera adeguata perché dà conto degli elementi di fatto e identifica correttamente la questione di diritto», affermando anche che «la Corte Costituzionale ha evidenziato che quel che conta, ai fini della previsione d'incandidabilità, è la tornata elettorale, non già l'immediatezza delle elezioni: sicchè è nella tornata elettorale immediatamente successiva allo svolgimento dell'incarico di componente della commissione per gli esami di avvocato che rileva la causa d'incandidabilità e, oggi, di ineleggibilità».
E i giudici della Suprema Corte concludono affermando che la scelta del legislatore di precludere la partecipazione alle elezioni per quegli avvocati che avevano ricoperto incarichi, «è comunque una scelta discrezionale, ma non irrazionale, di separazione funzionale intesa a impedire possibili commistioni di attribuzioni reputate non opportune, secondo una prospettiva di trasparenza amministrativa e di efficienza gestionale in linea con i valori espressi dalla Costituzione». E dunque, davanti a questa sentenza, il prossimo Consiglio dell'Ordine dovrà dare seguito alla decisione della Cassazione e provvedere all'ingresso di Salce.
«Era una questione forse controversa», spiega il presidente dell'Ordine, Giovanni Di Bartolomeo, «ma con precedenti a favore dei due colleghi eletti. Si sono presentati anche perché c'era già stata una precedente decisione del Cnf che li confortava in tal senso, tanto è vero che il Consiglio Forense si è anche ripetuto una seconda volta, proprio in questa circostanza che li riguardava direttamente». Ora il Consiglio, nel prendere atto della sentenza, dovrà decretare l'uscita dei due colleghi ritenuti ineleggibili e quindi far insediare non solo Salce, ma anche il secondo dei non eletti, Sassano, visto che a uscire dal Consiglio saranno in due.
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