Azienda vince contro la banca: quasi azzerato credito di 4 milioni

Causa avviata dalla società Ferri Elettroforniture: dopo 8 anni arriva la sentenza di primo grado Oltre all’annullamento del decreto ingiuntivo, sono stati azzerati oneri e commissioni non dovuti
PESCARA. Una sentenza emessa dal giudice Federico Ria, del tribunale di Pescara, ha quasi azzerato un credito che una banca riteneva di vantare nei confronti della società Ferri Elettroforniture che era in concordato preventivo.
Tutto parte da un decreto ingiuntivo di oltre 3 milioni e 800 mila euro che l’istituto di credito presentò in tribunale il 3 ottobre del 2012. Decreto al quale venne proposta opposizione dallo studio legale dell’avvocato Guglielmo Flacco che, per questa vicenda, è stato affiancato da Gennaro Baccile, presidente dell’associazione Sos Utenti. Un lungo lavoro che ha però prodotto un risultato di rilievo riuscendo a ottenere l’annullamento del decreto ingiuntivo, ma soprattutto a far riconoscere un credito alla Ferri di quasi 700 mila euro.
Importante, ai fini della decisione, la consulenza affidata dallo stesso giudice a un perito che avrebbe accertato che la banca, dalla data di apertura del conto corrente e fino all’anno 2012, avrebbe incassato indebitamente oltre 2 milioni di euro a titolo di interessi anatocistici, commissioni di massimo scoperto ed altri oneri non dovuti. Inoltre il tribunale ha anche ritenuto non dimostrati e privi di documentazione probante altri 900 mila euro, arrivando così in sostanza ad azzerare buona parte del debito della società che quindi, dagli iniziali quasi 4 milioni di euro, si è attestato sugli 800 mila euro fissati in sentenza dal giudice.
Ma per arrivare a una decisione in primo grado, sono passati otto anni, con tutte le conseguenza che situazioni del genere comportano per le società che entrano in rotta di collisione con gli istituti bancari.
«La banca aveva l’onere», scrive ancora il giudice Ria nel trattare uno dei vari aspetti tecnici della sentenza, «di dimostrare la effettiva consistenza, la natura e quindi la legittimità degli addebiti provenienti dagli altri rapporti di conto corrente e fatti confluire nel conto oggetto della iniziale richiesta, in difetto della quale non possono certo riconoscersi in suo favore i relativi emolumenti. L’opposta banca asserisce ancora», prosegue il giudice, «che il consulente tecnico avrebbe proceduto inspiegabilmente a eliminare tutti gli addebiti per spese effettuate dalla società correntista tramite l'utilizzo di carte di credito. L'osservazione è priva di fondamento».
E spiegando il perché, il giudice scrive che «la posta richiesta nel decreto ingiuntivo pari a un milione e 469 mila euro relativa al presunto credito derivante dal saldo negativo del citato conto corrente deve essere pertanto completamente azzerata e computata a credito della opponente un importo di 638 mila euro».
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