Aziende, quelle nuove sono 1.497

23 Ottobre 2018

Il dossier Unioncamere conferma la crescita, ma l’artigianato resta indietro

PESCARA. Tra luglio e settembre scorso i terminali delle Camere di commercio abruzzesi hanno registrato l’iscrizione di 1.497 imprese, di cui 286 del settore artigiano. In base ai dati diffusi da Unioncamere sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel terzo trimestre del 2018, emerge che su 148.895 attività registrate al 30 settembre scorso, le cessazioni in Abruzzo sono state 1.145, di cui 385 relative a imprese artigiane. Il saldo quindi è positivo con 352 imprese in più nel periodo estivo.
Meno imprese abbassano le saracinesche, dunque, ma restano le difficoltà per il settore artigiano, fermo al 30 settembre scorso a 30.310 attività registrate all’anagrafe delle Camere di commercio in Abruzzo. Complessivamente il bilancio per l’artigianato durante il trimestre estivo segna un peggioramento complessivo rispetto agli altri settori, in linea con il trend nazionale. Scorrendo il report di Unioncamere, infatti, emerge che il saldo positivo fra cessazioni di attività e nuove iscrizioni in Abruzzo è negativo per le imprese artigiane: meno 99 unità da luglio a settembre. Un altro aspetto interessante riguarda la distribuzione geografica delle 64.211 nuove imprese italiane che si sono iscritte alle Camere di commercio: 16.231 si trovano nel Nord-Ovest, 11.610 nel Nord-Est, 14.411 al Centro e 21.959 al Sud e nelle isole.
«È stato il Mezzogiorno a trainare la crescita del tessuto imprenditoriale del Paese nel trimestre estivo», si legge nella nota diffusa dall’osservatorio di Unioncamere, «quasi il 40% della crescita è dovuto alla buona performance del Mezzogiorno, dove il saldo è stato positivo per 4.763 unità». Guardando invece al confronto con lo stesso periodo del 2017, emerge che le nuove iscrizioni sono state 5.500 in meno rispetto allo scorso anno, mentre le 51.758 chiusure di imprese esistenti sono state 2mila in più rispetto al 2017. Secondo il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, il digitale rappresenta «uno dei principali pilastri per sostenere lo sviluppo delle imprese e del Paese» in quanto «parlare la lingua 4.0 significa innovare, semplificare, creare valore». (y.g.)