Azzerati 70 milioni di debiti Ora l’Aca paga 64 Comuni: conti in salute, azienda salva

La presidente Brandelli annuncia l’uscita dal concordato dopo dieci anni «Scomparso il partito dell’acqua, adesso la politica non decide più i lavori»
PESCARA. Aveva accumulato 100 milioni di euro di debiti ed era arrivata, con la spinta delle decisioni prese dal partito dell’acqua, fino all’orlo del fallimento; poi l’intuizione dell’avvocato Vincenzo Di Baldassarre di puntare al concordato preventivo, come se l’Aca fosse una ditta privata; a distanza di 10 anni, l’azienda dell’acqua composta da 64 Comuni del Pescarese, Chietino e Teramano festeggia il saldo di tutte le rate ai creditori. E ora si apre un’altra fase con il pagamento dei debiti ai Comuni soci per oltre 21 milioni di euro: a Pescara andranno 4,5 milioni in 15 rate spalmate in quattro anni, 2,5 milioni a Montesilvano, uno a Città Sant’Angelo, 2,4 a Silvi, circa 800mila euro a testa per Francavilla e Spoltore. È quanto prevede il Piano di riparto agli azionisti per i debiti contratti con l’acquisizione delle reti che risale al 2013.
«ADDIO CARROZZONE» «Da carrozzone pubblico, l’Aca è diventata un gestore industriale del servizio idrico integrato», esulta la presidente Giovanna Brandelli tracciando un bilancio, «siamo la prima azienda pubblica italiana a chiudere positivamente un piano concordatario. Un successo a vantaggio dei 64 Comuni che gestiamo ottenuto grazie alla continuità della fiducia che ci è stata garantita nel secondo mandato».
LAVORI AL VIA La presidente, ieri nella sala Tosti dell’Aurum, annuncia un cambio di passo: «È una nuova era per il consorzio acquedottistico perché è il momento di investimenti responsabili che ci consentono di perseguire gli obiettivi tipici della gestione finanziaria tenendo in considerazione aspetti di natura ambientale, sociale e di governance, puntando al futuro: in parole semplici è il momento della restituzione al territorio. Restituzione significa: 98 milioni di euro per i prossimi 5 anni, per conferire efficienza alle infrastrutture idriche e di depurazione, perché non c’è sviluppo sociale, economico, ecologico del territorio, senza un efficiente servizio idrico e fognario». Tra gli interventi ci sono lavori alle reti di Pescara, Montesilvano, Città Sant’Angelo, Francavilla, Silvi e Chieti e alle sorgenti del fiume Tirino. A Pescara la dispersione dell’acqua è del 49%: su 10 litri immessi nella rete, 5 vanno sprecati; a Chieti è peggio con uno spreco del 70%. Su questo, l’obiettivo dell’Aca è ridurre gli sprechi del 30% attraverso «la digitalizzazione e l’informatizzazione delle reti idriche con conseguente possibilità di governare da remoto tutto il processo».
PARTITO DELL’ACQUA Negli ultimi anni, il fatturato dell’Aca è cresciuto da 58 a 78 milioni: «Venti milioni in più», dice Brandelli, «abbiamo lavorato con più efficienza, incassando di più e recuperando crediti». Per anni l’Aca è stata associata alle logiche di partito con spartizioni di incarichi, assunzioni contestate e lavori su richiesta: «Noi abbiamo usato un metodo di rottura con il passato, avremmo voluto anche cambiare nome per dare un segnale di discontinuità con la gestione precedente ma poi abbiamo preferito ammodernarci e avvicinarci ai cittadini», dice la presidente. Sull’influenza della politica, Brandelli osserva: «In passato c’erano buone idee ma anche modalità vintage. Noi abbiamo fatto del nostro meglio e abbiamo la coscienza a posto». A breve ci sarà un’assemblea dei soci dell’Aca per dare il via libera ai conti: «Ringrazio i sindaci per la fiducia mandato», dice Brandelli davanti all’assessore Eugenio Seccia per Pescara, a Ottavio De Martinis, sindaco di Montesilvano e presidente della Provincia, Giorgio Di Clemente (San Giovanni Teatino), Chiara Trulli (Spoltore) e Williams Marinelli (vice sindaco di Francavilla), «adesso comunque non si prendono più decisione politiche ma soluzioni generali. Siamo attenti alle esigenze dei territori incanalandole però nei progetti giusti». Sull’Aca interviene il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri (Forza Italia) che parla di «un successo di quella politica che ha scelto la nuova governance, che ha puntato su donne e uomini nuovi, professionisti, tecnici seri, che hanno condiviso scelte attente e tese a tutelare esclusivamente il territorio».

