Bacone, il pescatore che stregò Lola Falana

Candeloro: dopo tante avventure, ho trovato l’amore a 67 anni
PESCARA. «San Valentino? Mai festeggiato, manco uno. Non mi piace, le feste no m’ha mai piaciut’». Eppure di donne Antonio Candeloro, Bacone per tutti quelli della Marina dove è nato e vissuto, ne ha avute tante. Tante che fa fatica a contarle. Duecento, trecento, quante? «Boh, saranno state trecento, scrivi quello che ti pare».
È di poche parole Bacone, 79 anni da compiere il 25 febbraio e un passato da pescatore ma anche da latin lover, con tanto di quartier generale all’hotel Carlton dove alloggiava dal giovedì alla domenica, quando non stava in mare e la notte andava al night.
Lo scapolo d’oro della Marina che quando si è sposato a 67 anni con la bella e bionda Rosanna Crecchio, 17 anni più giovane di lui, non lo disse neanche alle sue sorelle, racconta molto meno di quello che ha vissuto, ma il poco già basta per capire che vuol dire quando ripete «mi so’ divertit’».
Bacone, ma è vero che tra le tante conquiste c’è stata pure la Venere nera Lola Falana, la ballerina di don Lurio e di Stasera mi butto?
E che ti devo dire, l’ho conosciuta a Roma quando andavo con Girasante, che lavorava nel cinema, a scegliere i set dei film. Andavamo a mangiare allo Zio d’America, un ristorante attaccato a Cinecittà e là c’era tutta la gente famosa.
Però si dice che la Falana è venuta anche a Pescara un paio di volte per lei. Tra il ’71 e il ’72.
Falli di’, lascia perde, dai dai, andiamo avanti.
Com’era da giovane, si descriva un po’. Si vedono ancora gli occhi azzurri.
Sì, azzurri, e i capelli biondi. E magro.
Le piacevano le donne, ma possibile che fino a 67 anni, quando si è sposato, non si è mai innamorato?
L’amore, l’amore chi è? A quel tempo passev’ e me na jeve.
Dove?
Nei night, al Tortuga, al Gattopardo ad Alba Adriatica, al Blu Notte di Silvi, ma pure fuori, frequentavo altri ambienti. Ho conosciuto tante belle donne.
E i soldi per tutto questo divertimento?
Lavoravo. Dalla domenica al giovedì stavo in mare. E quando stavo in mare non sentivo niente. E uscivo sempre, pure quando gli altri restavano a terra io andavo.
Quando ha iniziato ad andare in mare?
Mio padre faceva il pescatore quando ancora c’erano le paranze. Io ho iniziato a lavorare a 11, 12 anni quando non c’erano i soldi neanche per le scarpe e ai ragazzini gli davano il quartirolo, un quarto della paga di un pescatore.
E la scuola?
Ho fatto fino alla seconda elementare, poi è venuta la Guerra.
E poi?
Poi mi so’ comprato la barca mia.
E come?
Con le cambiali. Tante cambiali, dovevo fa’ la vita. La prima barca, Neòn si chiamava. Poi ho finito con la Bacone, 21 metri per sei di larghezza. Ci arrivavo a 30, 40 miglia dalla costa. E un periodo sono andato a lavorare anche in Montenegro, ma dopo tre mesi me ne so’ scappato. Il pesce si prendeva ma poi a riportarlo qua si rovinava.
La tempesta più brutta?
Le burrasche? Ne so pijat di burrasche, la burrasca veniva di colpo. Quel giorno che il mare s’è preso due tre barche a tre miglia, all’inizio degli anni Ottanta, io stavo a 30 miglia e andai subito a vedere se si trovava qualcosa. Ma niente.
Il mare è traditore?
Sì, anche se adesso è pieno di strumenti per sapere che tempo fa e tutto il resto. Prima lo capivi a occhio e a fortuna. Il mare m’ha fregato ’na freca di volte.
Fino a che età è uscito in mare?
Fino a 72, 73 anni.
E le manca?
Mi continuo a svegliare tutte le mattine alle due e mezza 3, e alle 4 sto già fuori. E quanta gente c’è l’estate a fotografare il sole, e la gente a correre. Ma quella pure l’inverno, sempre a correre. Prima non c’era un’anima sulla Riviera. E poi quando vedo le barche a terra, “che state a terra, jète a lu mar, gli dico. Io uscivo sempre. “Solo Bacone ci sta” dicevano quando c’era il mare grosso.
E poi con quello che guadagnava ci si andava a divertire.
Per quello ho fatto le cambiali. Prima portavo le pezze. So’ lavorat’ e ha dato i frutti. Ho conosciuto pure Anna Falchi, pure le Kessler.
Ma tra tutte le ballerine che ha frequentato ce n’è stata una che le ha preso il cuore?
Elisabetta, faceva la ballerina, era una mulatta, dell’Etiopia.
E poi?
Poi ho conosciuto Rosanna.
E Rosanna lo sapeva che lei era un latin lover?
Lo sapeva lo sapeva.
Ha detto che non le piace San Valentino, ma qualche regalo l’avrà fatto a sua moglie. Non mi ricordo, no, mai fatto un regalo. Quando gli serve qualcosa me lo chiede. Non ce la pensiamo. L’importante è andare d’accordo.
E come si fa?
Dipende dal carattere.
Ma l’amore che cos’è, da che cosa si riconosce?
Dagli occhi, dallo sguardo.
E quando uno si innamora che succede?
S’ammattisce.
E per fare funzionare un matrimonio?
Ci si deve divertire prima, l’uomo per stare tranquillo si deve divertire prima. E pure la donna. E poi ci vuole il rispetto, quando ti sposi devi rimanere fedele, e non stare troppo appiccicati. Mia moglie e io ci rivediamo la sera, io a pranzo sto sempre qui alla Paranza, lo stabilimento di Molotoff. E qui che mi vengo a spassare ancora con il mare e con il pesce.
Ma quando ha deciso di sposarsi a quasi 70 anni, che le hanno detto?
Che ero matto, nessuno ci credeva.
E che cos’ha sua moglie che l’ha fatta innamorare?
È matta come me.
Ma è vero che un periodo ha vissuto al Carlton?
Sì facevo base lì dalla domenica al giovedì. Ci veniva una squadra di calcio ogni settimana, ho parlato parecchie volte con Trapattoni, con il presidente del Pisa, Anconetani, con Paola Perego, la moglie di Carnevale. Erano gli anni Ottanta.
E seguiva pure il Pescara?
A quei tempi eravamo un gruppo che andava da tutte le parti. Con il tassì di Bracalini, così gli si diceva, uno della Marina.
Ma per stare al Carlton quanto pagava?
Mica pagavo, con il proprietario, Di Persio, ci conoscevamo bene, pure mo’ mi telefona. Con lui sono andato pure dal Papa.
Un’udienza privata con monsignor Cuccarese.
Sì, portammo 4 cassette di pesce, una per Cuccarese, una al primo piano per Sodano, una al secondo per Re (il cardinale Giovanni Battista Re ndr) e una al terzo piano per Papa Wojtyla.
E che le disse il Papa?
Due tre cose, ma non ho capito bene, stava già un po’ male. M’ha dato la corona. Il quadro ce l’ho a casa, e sta pure al ristorante Bacone di mia nipote e al bar del Porto, allo Sfizio.
Ma da dove viene il soprannome Bacone?
Che ne so, Bacone era il soprannome di mio padre Carmine. Forse da Bacone il filosofo inglese.
A proposito di filosofia, il mare è come la vita?
E come no. Cambia all’improvviso e quando arriva la burrasca tenà d’arvenì.
E Pescara, è cambiata?
Sotto ai trabocchi dove adesso ci sta la sabbia c’erano sei metri d’acqua: là c’andavamo a fa’ le cozze.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

