Bagno di folla per Salvini: prendiamoci Montesilvano

Il ministro sostiene De Martinis e fa foto con Masci soltanto alla fine
MONTESILVANO. «Il 26 maggio andiamo e prendiamoci non solo Montesilvano, ma anche l'Europa. La Lega deve diventare il primo partito europeo, perché questa è casa nostra e non sono gli altri a doverci dire cosa fare». Così il ministro dell'interno Matteo Salvini ha infiammato gli animi dei cittadini adriatici che ieri sera si sono dati appuntamento a Montesilvano per ascoltare, applaudire e scattare numerosi selfie con il loro "capitano". Felpa dell'Italia di rito, qualche battuta, tanti slogan e un «microfono comunista» che ha smesso di funzionare per qualche minuto, ma che non ha arrestato il suo entusiasmo e quello delle centinaia di persone che hanno affollato Largo Venezuela. L'evento, organizzato nella città adriatica dalla Lega a sostegno della candidatura a sindaco di Montesilvano di Ottavio De Martinis, ha visto alternarsi al microfono diversi amministratori locali, a cominciare dal presidente della Regione Marco Marsilio, unico dei presenti a ricordare anche la competizione elettorale di Pescara.
Grande assente sul palco montesilvanese e nelle parole di Salvini, infatti, il candidato sindaco di Pescara per la coalizione di centrodestra Carlo Masci, che al termine della serata è riuscito comunque a strappare, insieme ad alcuni candidati della sua coalizione, una foto e una stretta di mano con il ministro. Tanti i temi affrontati da Salvini in circa mezz'ora di intervento: dalla legge sulla legittima difesa «che finalmente è realtà, perché se entri in casa mia senza essere invitato io mi devo difendere», alla raccolta firme per chiedere la castrazione chimica per chi commette reati sessuali, passando per la riduzione dell'immigrazione, suo principale cavallo di battaglia.
«Rispetto allo scorso anno gli sbarchi sono diminuiti del 92%», ha evidenziato, «e con essi il numero dei morti in mare. Questo mi è costato un processo e forse un altro è in arrivo, ma ho voglia di guardare i giudici negli occhi e spiegare le mie ragioni». Ma gli applausi più forti per Salvini sono arrivati quando il ministro ha ricordato che «prima di pensare a chi viene da fuori dobbiamo tutelare la nostra gente», che «dobbiamo intervenire prima di diventare un califfato islamico» e che «se il sindaco di Montesilvano ha una sola casa popolare a disposizione, la deve dare a un abruzzese. Dicono che sono razzista, fascista, xenofobo, ma io sono il ministro dell'Interno e il mio compito è di garantire sicurezza a questo Paese». Spazio anche alla difesa del made in Italy, alla lotta al precariato «che impedisce agli italiani di fare figli e spinge gli intellettualoni di sinistra a dire che abbiamo bisogno degli stranieri per andare avanti» e «alle spiagge di Montesilvano che noi abbiamo salvato dalla Bolkestein perché sono nostre e devono essere gestite dagli abruzzesi». Salvini ha ricordato anche le minacce che costantemente riceve, che non lo spaventano ma lo infastidiscono perché possono turbare i suoi figli, ma si è detto pronto a continuare le sue battaglie. Bandiere sventolanti e applausi scroscianti anche quando il ministro ha rivelato di avere appuntamento dietro il palco per un collegamento in diretta con una trasmissione di Rete4. «Mi hanno invitato e ho detto loro che se volevano parlare con me dovevano venire in questa piazza, perché io volevo incontrare i miei amici di Montesilvano».
Ed è con quegli "amici" che Salvini al termine della registrazione televisiva ha scattato centinaia di selfie e offerto il suo sorriso per video e storie sui social network, strumenti che lui stesso utilizza quotidianamente, intrattenendosi in piazza al fianco delle decine di candidati della Lega e di un soddisfatto Ottavio De Martinis. «In tanti sono passati per questa città e per l'Abruzzo e poi ci hanno dimenticato», ha commentato il candidato sindaco. «Invece Salvini è tornato perché vuole bene a Montesilvano e alla nostra regione e questo ci dà forza e ottimismo per affrontare questa sfida che vinceremo tutti insieme proseguendo il percorso avviato cinque anni fa».

