Balli e girotondi in strada per l’ospedale di Popoli

1 Aprile 2017

Cittadini, associazioni e operatori sanitari in corteo fino alla sede della Regione Galli e i sindaci aquilani si rifiutano d’incontrare Lolli, D’Alfonso li convoca per il 7

PESCARA. Hanno urlato «l'ospedale di Popoli non si tocca» lungo tutto il tragitto in corteo tra viale Muzii e viale Bovio, strade bloccate e presidiate da polizia, carabinieri e vigili urbani a partire dalle 10 di ieri mattina.

Hanno raggiunto il palazzo della Regione e si sono fermati ad aspettare tra canti, balli della pizzica, girotondi, striscioni e musica con tamburelli, ddu bott e zampogne. Sapevano già prima di cominciare la protesta che il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, «avvertito nei giorni scorsi della nostra presenza oggi», non li avrebbe ricevuti perché si trovava a Teramo per altri impegni istituzionali.

Al suo posto, il governatore ha mandato il vice presidente Giovanni Lolli (ma negli uffici c'erano anche il direttore generale Armando Mancini e il direttore del Dipartimento Welfare Angelo Muraglia) ad ascoltare la rabbia dei 600 (250 per la Regione) manifestanti del "Movimento avanti tutta, indietro non si torna, per la salvaguardia dell'ospedale di Popoli", coordinati da Luigi Liberatore, Evandro Ricci e Pietro D'Amario. Ma i manifestanti, sindaci della Val Pescara e dell'aquilano, in testa il primo cittadino di Popoli Concezio Galli, giovani, anziani, operatori sanitari, associazioni di volontariato, Rsu della Gran Guizza, studenti del liceo scientifico di Popoli, una folla colorata armata di fischietti, microfoni, coperchi delle pentole, slogan d'effetto, dopo aver atteso l' arrivo di Lolli per 45 minuti, hanno rifiutato di incontrarlo malgrado il rappresentante istituzionale avesse dato la sua disponibilità a interloquire. Liberatore: «La sanità non si delega e oggi le istituzioni hanno mancato di rispetto ad altre istituzioni e ai cittadini».

Hanno avuto uno scatto d'orgoglio, i sindaci si sono tolti la fascia tricolore e hanno rotto le righe. Alle 12,10 hanno ripreso i bus per tornare a casa. Qualche minuto dopo, D'Alfonso, che si è espresso anche attraverso i social, ha fatto sapere che incontrerà il comitato venerdì 7 aprile alle ore 8 nella sede di viale Bovio. Una mattinata infuocata per un esercito di cittadini che combatte da mesi per mantenere viva la realtà ospedaliera di Popoli, che copre un bacino di utenza territorialmente vasto. La replica di Lolli: «Questa vicenda ha due elementi di novità: l'emendamento approvato dalla Camera, con cui si dispone per tre anni l'applicazione del decreto Lorenzin e il voto di giovedì nella commissione sanità del consiglio regionale con cui è stato deciso l'istituzione di un tavolo per affrontare il percorso da adottare per l’ospedale popolese, quindi massima disponibilità al dialogo». Secondo i legislatori, i presidi sanitari debbano essere soppressi quando non raggiungono una utenza superiore ai ventimila accessi annui al pronto soccorso. Popoli tocca quota 11 mila. L'emendamento del deputato Pd Antonio Castricone prevede la sospensione degli effetti del decreto Lorenzin, sul declassamento, per 36 mesi ma per Domenico Pettinari, consigliere di Ms5 che ha seguito il corteo di protesta, si tratta di una «presa in giro perché condiziona questa scelta al parere favorevole del ministero delle Finanze. Come dire: sospenderemo il declassamento di Popoli a condizione che i ragionieri del ministero ci diano l'assenso sui conti. E'solo un modo per scaricare la responsabilità politica sugli uffici tecnici. Se si voleva realmente salvare l'ospedale, si scriveva un emendamento di sospensione senza condizioni». L'assessore regionale Donato Di Matteo rende noti gli esiti della commissione che ridisegna la riorganizzazione dell'ospedale di Popoli che diventerebbe «centro di riferimento regionale per la gestione della riabilitazione neuromuscolare e per la riabilitazione delle gravi cerebropatie acquisite devono trovare piena cittadinanza le unità operative chirurgiche, endoscopiche, ortopediche e di medicina fisica e riabilitativa oltre al mantenimento della funzione del pronto soccorso H24 che dovrà avvalersi di adeguati servizi di supporto quali radiologia (Tac e Rmn), cardiologia, dialisi e ambulatorio analisi». Maurizio Giancola, sindaco di Scafa, ha evidenziato che «sono in gioco anche i distretti sanitari che rischiano il ridimensionamento e la chiusura a vantaggio di Pescara, Montesilvano e Cepagatti; quello di Scafa è sempre stato un polo di eccellenza che stanno svuotando».

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