Ballone e gli affari via chat con le cosche: «I piccioli? Sono impazzito a contarli»

5 Maggio 2023

Intercettati i messaggi criptati del bandito uomo di fiducia dei calabresi in città L’accusa dell’Antimafia: smerciati a Pescara 20 chili di cocaina. Ecco gli accordi

PESCARA. «Buongiorno amico mio, i piccioli li ho io. Non li ho ancora contati, tra un’oretta ti dico». Così scrive Massimo Ballone, il bandito romantico che secondo la Dda di Reggio Calabria era l’uomo di fiducia delle cosche a Pescara. Il messaggio di Ballone, inviato su una chat criptata ma violata dai carabinieri del Ros, è diretto a Giuseppe Mammoliti di Bovalino, uno dei capi della ’ndrangheta. Più tardi un altro messaggio: «Ho contato piccioli, sono esattamente 11178. Mancano 220 euro. Sono impazzito a contare pezzi da 10 e anche da 5». Ballone, custode e contabile della cocaina, e Mammoliti, con il ruolo di «promotore, direttore, organizzatore e finanziatore», sono stati arrestati mercoledì scorso insieme ad altre 106 persone: l’accusa è partecipazione a un’associazione mafiosa dedita al narcotraffico, con i carichi di cocaina in arrivo anche dal Sudamerica. A Pescara, Ballone avrebbe «detenuto, trasportato e venduto» almeno quasi venti chili di cocaina tra il 2020 e il 2022 aggirando anche le restrizioni del lockdown: affari stimati in circa 400mila euro, più altre due cessioni «a un prezzo non accertato».
Ballone, fedina penale macchiata da rapine in banca, assalti ai portavalori e sparatorie, tutto raccontato nel romanzo “Al di sotto del cuore”, era già in carcere per un’inchiesta fotocopia coordinata dalla Dda di Napoli: tradito dalle stesse chat segrete, è rinchiuso al San Donato dal 16 novembre scorso. Ora, aspetta di essere convocato per l’interrogatorio di garanzia dai gip Karin Catalano, Claudio Treglia, Vincenzo Quaranta e Valerio Trovato ma, quasi sicuramente, resterà in silenzio: Ballone non è un principiante – nel suo curriculum criminale l’ex capo della banda Battestini vanta anche tre evasioni dal carcere – e con ogni probabilità si avvarrà ancora della facoltà di non rispondere. Da due giorni, Ballone ha smesso di leggere i suoi libri: in cella passa in rassegna le migliaia di pagine dell’ordinanza di custodia per cercare un appiglio per la difesa, con gli avvocati Carlo Di Mascio e Alessandro Buccieri. Ma, finora, le intercettazioni lo inchiodano: l’accusa dice che custodiva la droga e teneva i conti come fanno i ragionieri, mettendo da parte i guadagni da reinvestire poi nel narcotraffico, nelle macchine di lusso e nei negozi e pagando i corrieri «per l’opera prestata» da un capo all’altro dell’Italia.
Ballone è accusato di aver gestito «per conto di Mammoliti» un deposito a Pescara. Lo rivela in un altro messaggio al boss: «Amico mio ascolta, che faccio con deposito qui da me, procedo? Devo organizzare e mi serve una settimana almeno, quindi se ne parla per martedì-mercoledì prossimo». La conversazione prosegue con quello che, per gli investigatori, è l’accordo per un carico di cocaina: «Ho parlato con San Salvo e lui carica martedì 3 marzo, mi sono fatto conti e allora carico anch’io martedì 3 marzo. Poi se magazzino pronto, facciamo trasferimento. Ok? Scusa se ti scomodo ma sono che vanno puntualizzate». E ancora, sul deposito a Pescara, Ballone promette: «Organizzo una bella cosa, vedrai».
La droga era venduta a chili: grandi partite, grandi affari. Cinque chili di cocaina venivano piazzati a 147mila euro; tre chili a 112mila; due a 62.500. Nei messaggi criptati, ogni chilo era chiamato “pacco”. «Per domani puoi andare a Roma con due pacchi», ordina Mammoliti a un corriere. Una consegna in due posti diversi e poi terza tappa per ritirare i soldi: «Vedi che qui ti danno i soldi». Oppure: «Lascia un pacco e ti danno i soldi». A consegna effettuata, poi, il corriere sa cosa fare: affidare i soldi a Ballone: «Io sono con l’amico a contare i soldi», scrive lui, «eccomi, seconda tranche di piccioli: 62.500».