Balneatore travolto per vendetta: condannato il conducente della macchina, tre prosciolti

Il tratto del lungomare sud dove avvenne l’investimento
Il titolare del locale “Già Sai” fu investito con tre vigilanti che avevano mandato via il gruppo dal locale: 4 anni e 8 mesi (rito abbreviato) a Dante Morelli. Per l’accusa voleva uccidere
PESCARA. Quella furibonda rissa che il 20 luglio 2024 esplose all’interno del locale “Già Sai” sul lungomare Papa Giovanni XXIII e che coinvolse il proprietario del locale e altri uomini che si occupavano della sicurezza, contrapposti a quattro clienti esagitati, si è definita ieri davanti al gup Francesco Marino con una condanna e tre proscioglimenti. Fu un episodio che destò preoccupazione fra i tanti che d’estate affollavano i locali della riviera fino a notte tarda. L’allora pm Andrea Papalia aveva contestato ai quattro imputati il tentato omicidio. La procura riteneva infatti che quello che accadde dopo la rissa, avvenuta dopo l’allontanamento dei quattro clienti che stavano creando problemi di sicurezza all’interno del locale, aveva uno scopo preciso che non si concretizzò per cause indipendenti dalla loro volontà: uccidere il proprietario del locale e i tre addetti alla sicurezza.
La ricostruzione che venne fatta all’epoca dagli investigatori vedeva i quattro imputati rivolgersi in maniera aggressiva e violenta nei confronti dei clienti del locale. Il proprietario, Venerando Patanè, allerta la sorveglianza con il risultato che lui e i vigilanti vengono aggrediti e picchiati con calci e pugni. Questo, almeno risulta dal capo di imputazione. Poi gli aggressori si allontanano e uno di loro, Dante Morelli, torna sul posto a bordo di una Fiat 500X e si lancia contro il titolare dello stabilimento e i tre della vigilanza ancora fermi sul marciapiede, mentre gli altri tre lo avrebbero seguito a bordo di un’altra auto. Il titolare del locale e i tre vigilanti vengono investiti e riportano gravi lesioni personali. Scattano le ricerche. Ma rintracciare i quattro fu piuttosto semplice per gli investigatori visto che nella baraonda iniziale uno dei quattro imputati, Luigi Di Rosa, durante la fuga perse il cellulare che all’interno della custodia aveva la carta di identità. E così, grazie anche alle testimonianze, e alle immagini delle telecamere pubbliche utilizzate per il controllo del traffico, gli uomini della guardia di finanza che erano intervenuti dopo il fatto, riuscirono a risalire ai quattro.
Ma ieri, davanti al gup chiamato a giudicare con il rito abbreviato, il collegio difensivo guidato dall’avvocato Antonio Massa (altri difensori erano Gianluigi Amoroso, Angelo Pettinella, Antonio Valentini e Pasquale Milo) ha fornito al giudice una rilettura dell’accaduto, grazie anche a una ripresa video che mostra gli uomini della sicurezza rompere delle bottiglie per usarle come arma di difesa. Una produzione che ha permesso di distinguere le posizioni dei quattro e quindi anche di circoscrivere il tentato omicidio solo a carico di Morelli. Peraltro quest’ultimo avrebbe sostenuto di non aver partecipato alla rissa, anche se conosceva tutti e tre gli imputati, e di trovarsi casualmente nello stesso locale (questa la versione difensiva). Sta di fatto che venne comunque picchiato anche lui perché, quando i tre fuggirono, gli uomini della sicurezza si rivolsero contro Morelli che era a pochi passi e lo picchiarono ritenendo che facesse parte del gruppetto, stando almeno a quanto sostenuto dalle stesse parti offese nel corso delle indagini.
Da qui la reazione sproporzionata, rispetto a quanto era accaduto, di Morelli che, sentendosi ingiustamente coinvolto, decise di andare a prendere la macchina per investirli, caricandosi del reato più grave di tentato omicidio. Il gup ha quindi condannato Morelli a 4 anni e 8 mesi (con la riduzione di un terzo della pena per la scelta del rito abbreviato), mentre Luigi Di Rosa, Brian Spinelli, Cristoforo Kevin Spinelli sono stati prosciolti dopo la derubricazione del tentato omicidio in lesioni personali, ma «per difetto della condizione di procedibilità». Vale a dire che per loro il giudice ha riconosciuto la sola partecipazione alla colluttazione iniziale, ma visto che nessuna delle parti offese, né il titolare del locale, né i buttafuori, presentarono querela, non ha potuto far altro che prosciogliere tutti e tre.
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