Balneatore ucciso, sarà lo Stato a pagare i danni alla famiglia

Il delitto di 13 anni fa, il ministero dell’Interno condannato a risarcire: l’agguato si poteva evitare, nonostante i precedenti penali nessuno controllò l’assassino che girava con una pistola addosso
PESCARA. Sarà lo Stato a pagare circa un milione di euro di risarcimento dei danni in favore della famiglia di Mario Pagliari, l’imprenditore balneare di 64 anni che il 6 luglio del 2008 venne ucciso con due colpi di pistola, uno all’addome e uno alla tempia, dopo una banale lite che si verificò all’interno del parco comunale Villa de Riseis di Pescara. Il colpevole di quell’assurdo omicidio era stato un detenuto, Michelangelo D’Agostino, casertano, vicino alla camorra, che pur essendo detenuto a Castelfranco Emilia, si trovava a Pescara perché, con un provvedimento del marzo 2008, il magistrato di sorveglianza di Modena gli aveva concesso una licenza trattamentale da trascorrere alla Caritas di Pescara, con delle precise prescrizioni, fra cui ovviamente quella di non poter detenere armi. L’omicida si trovava nel parco in qualità di custode per conto della Cooperativa La Cometa e quel giorno decise di intervenire, durante una partita a carte, in una conversazione tra alcuni partecipanti dell’associazione ricreativa per anziani, e da lì, per futili motivi, prese forma quell’inspiegabile delitto. D’Agostino venne condannato dal gup di Pescara all’ergastolo, carcere a vita confermato anche dalla Corte d’Appello che confermò anche una provvisionale di 200mila euro per ciascuna delle parti offese (moglie e tre figli della vittima). Ma quei soldi nessuno li pagò mai ed ecco che l’avvocatessa Giuseppina D’Angelo, che ha sempre assistito la famiglia Pagliari, avviò un contenzioso con il ministero dell’Interno, ritenuto responsabile perché non aveva impedito quell’evento pur avendo l'obbligo di vigilare su quel detenuto. Solo dopo il delitto, infatti, si scoprì che l’imputato aveva con sé una pistola e anche delle munizioni che vennero poi trovate all’interno di un cuscino nell’alloggio di D'Agostino. «Vista la caratura criminale del D’Agostino», spiega il legale pescarese, «soggetto gravato da numerosi precedenti penali anche specifici per omicidio, rapina a mano armata, associazione a delinquere di stampo camorristico e per una serie notevole di gravi reati commessi con l’uso delle armi e della violenza, l’omissione di qualsivoglia forma di controllo da parte dell’autorità di sicurezza è stata ritenuta ancor più grave dal giudice Aurora Canonico che, condividendo le nostre tesi, ha ritenuto l’omissione posta in essere dall’autorità di pubblica sicurezza (che aveva l’obbligo di vigilare costantemente sul detenuto ndr) condizione determinativa del processo causale dell’evento dannoso». Insomma, se le forze di polizia preposte ai controlli avessero svolto appieno il loro lavoro, quel delitto non si sarebbe verificato. Per questo motivo, il tribunale di Roma (competente visto il risarcimento chiesto al dicastero dell’Interno), ha condannato il ministero a provvedere al risarcimento dei danni subiti dai familiari della vittima.
Nell’immediatezza del fatto, peraltro, l’allora ministro della Giustizia aveva anche avviato un procedimento disciplinare contro il magistrato di sorveglianza di Modena che aveva concesso quella licenza: procedimento conclusosi con una censura. Ma esclusa la responsabilità penale e civile del magistrato, pur invocata dai familiari, si decise per la causa civile contro il ministero dell’Interno. L’avvocatessa D’Angelo aveva anche cercato di tirare in ballo la Corte di giustizia europea in relazione al fatto che l’Italia era inadempiente sul versante degli indennizzi in favore delle vittime dei reati quando il responsabile si sottrae al pagamento dei danni, questione non accolta dal tribunale di Roma, ma soltanto perché aveva già accolto la domanda risarcitoria proposta in via principale contro il ministero dell’Interno. Un risarcimento che comunque arriva a distanza di ben 13 anni da quell’assurdo omicidio compiuto in pieno giorno in un parco dove c’erano mamme e bambini.

