Balneatori, arriva l’ultimo stop «Ora chiediamo gli indennizzi»

21 Aprile 2023

I giudici: «Stabilimenti all’asta». Spente le speranze di 700 imprese da Martinsicuro a San Salvo 

L'ultimo colpo incassato ieri spinge i balneatori su due strade: l'appello al Governo per la mappatura delle spiagge e l'apertura di un tavolo di confronto con le associazioni di categoria per definire i criteri degli eventuali bandi pubblici per le nuove concessioni demaniali. Mentre già si inizia a parlare di indennizzi per gli investimenti effettuati.
La sentenza di ieri, della Corte di giustizia, che ha bocciato la linea delle proroghe ventilata dall'Italia sul nodo delle concessioni balneari ha imposto, di fatto, al Governo di «applicare le norme europee». Come da direttiva Bolkestein. Non ci sarà nessun rinnovo automatico delle concessioni, ma su questo tema i balneatori ora chiedono l'impegno forte dell'Esecutivo guidato da Fratelli d'Italia «perché non vadano persi i sacrifici di una vita».
LE 700 IMPRESE.
Solo in Abruzzo sono 700 le concessioni balneari, di queste 380 riguardano stabilimenti balneari. Su 133 chilometri di costa, da Martinsicuro a San Salvo, circa 40 chilometri sono attualmente occupati da stabilimenti. Una sentenza, quella della Corte di giustizia europea che, alla vigilia dell'apertura della stagione balneare, frena ogni tipo di investimento sui litorali abruzzesi.
SUBITO LA MAPPATURA.
Per la concessione dei lidi si andrà alle aste che, nel pronunciamento della Corte, dovranno essere «trasparenti e non discriminatorie». Nella sentenza, la Corte ha ricordato che le disposizioni Ue si applicano «a tutte le concessioni di occupazione del demanio marittimo» e che, nel valutare la scarsità delle risorse naturali utilizzabili per la messa a bando, i Paesi membri sono chiamati a basarsi su parametri oggettivi. E proprio all'ultima spiaggia della scarsità di risorse naturali utilizzabili si appellano i balneatori.
«Una sentenza che ci aspettavamo», dichiara Riccardo Padovano, presidente regionale del Sindacato balneari Confcommercio (Sib), «e che lascia competenza nella giurisdizione allo Stato italiano. Adesso, è il Governo Meloni a dover intervenire con la mappatura immediata delle spiagge, per verificare la reale occupazione di demanio pubblico, e l'apertura di un tavolo tecnico di confronto per scrivere i criteri dei bandi di gara che dovranno tener conto della premialità e degli indennizzi da riconoscere ai concessionari uscenti, a cui va riconosciuto il valore commerciale degli investimenti».
FEDERALISMO DEMANIALE.
«In Abruzzo ci sono 60 chilometri di arenili non utilizzati», sottolinea Padovano, «dove è possibile incrementare l'attività. I balneatori non temono la libera concorrenza, ma va garantito chi finora ha operato e investito nelle attività di balneazione».
Altro tema su cui lavorare, quello dei canoni demaniali, già ritoccati verso l'alto: «Siamo pronti anche a confrontarci sui canoni», dice il presidente Sib Abruzzo, «e in tal senso siamo per un federalismo demaniale. Ogni territorio ha caratteristiche e peculiarità differenti che impongono il coinvolgimento decisionale degli enti locali in accordo con le associazioni di categoria».
LA PALLA AL GOVERNO.
Per la Cna balneari, che questa mattina alle 11 terrà una conferenza stampa a Pescara, allo stabilimento Lido Aurora, in viale della Riviera 2, «è necessario prevedere una proroga rispetto alla scadenza della vigenza delle attuali concessioni demaniali, marittime, fluviali e lacuali, ad uso turistico e ricreativo, superando la scadenza fissata al 31 dicembre del 2023».
All’incontro prenderanno parte il responsabile nazionale di Cna Balneari, Cristiano Tomei, il portavoce regionale, Claudio Mille, il direttore regionale di Cna Abruzzo, Graziano Di Costanzo e il titolare dello stabilimento, Luigi Di Marco.
«Alla luce della sentenza della Corte europea», sottolinea Tomei, «chiediamo l'intervento del Governo perché si possa applicare quanto riportato nel decreto Milleproroghe, ovvero la mappatura delle spiagge, e l'apertura di un tavolo tecnico che definisca i criteri tecnici per la determinazione della sussistenza della scarsità della risorsa naturale disponibile. Le imprese che hanno investito vanno tutelate».