Balneatori e imprenditori: più posti letto per i turisti

Gli operatori sollecitano Comune e Regione: servono camping, hotel e servizi
PESCARA. Turisti? Neanche l’ombra. Pescara sembra quasi refrattaria ai bagnanti che arrivano da fuori. E lo dicono alcuni balneatori, che raccontano la mancanza di clienti stranieri, di altre regioni se non di altri Paesi, e lanciano una serie di suggerimenti alla classe politica, perché qualcosa può e deve essere fatto per rilanciare l’immagine di Pescara, della sua costa ma anche dell’entroterra.
«Turisti? Non ce ne sono praticamente per niente. C’è stato un calo enorme rispetto al passato anche se abbiamo comunque lavorato bene, fino a oggi», dice da Les Paillotes Filippo Antonio De Cecco, presidente del gruppo De Cecco e a capo del beach resort “Lido delle Sirene”, a cui sono abbinati anche l’attività di ristorazione e gli eventi. Grandine e nubifragio del 10 luglio hanno «penalizzato» la struttura per due appuntamenti importanti e «a giugno il tempo instabile non ha aiutato l’avvio di stagione» ma non sono questi i fattori che compromettono la presenza di turisti, in particolare del «turista medio, che qui a Pescara non trova un camping, e può alloggiare in hotel ormai datati, mai ammodernati, che appaiono poco competitivi, ma hanno comunque i prezzi alti».
La politica si dovrebbe occupare di «promuovere il collegamento tra mare e monti» e gli operatori balneari dovrebbero «collaborare tra loro, come avviene a Rimini e Riccione, dove c’è una vera cultura del turismo» che consente alle attività di lavorare bene. Qui, invece, «ci sono locali che alle 20 chiudono i battenti sulla riviera sud riqualificata, bellissima, e questo non aiuta» l’immagine della città, conclude l’imprenditore dallo stabilimento di piazza Le Laudi che «offre una moltitudine di servizi». A pochi metri di distanza, da Ippo beach, appare critico anche Luigi Iervese. «Qui si lavora solo con i pescaresi, nessun turista», di cui si sono perse le tracce «qualche anno fa. Ma d’altronde, perché dovrebbero venire qui», si chiede polemicamente. «Pescara offre poco, pur avendo molto di bello. Ma non c’è la mentalità giusta per l’ospitalità, non ci sono i servizi. E senza l’intervento dell’amministrazione comunale si fa poco». Per pensare di far tornare Pescara una meta di viaggio «si dovrebbero creare strutture, offrire parcheggi» e invece qui ci sono «solo disagi» e «l’unica attrazione è la ruota panoramica». Serve di più, dice Iervese, che parla di una città «sottosviluppata» ma continua ad essere «ottimista», oltre che molto operativo. «Io non mi arrendo, cerco di migliorare e di offrire qualcosa di nuovo ai clienti ma vorrei essere supportato da Comune e Regione» e si dovrebbe pensare a un cambio di passo deciso e con «un camping, degli hotel, eventi e attrazioni» e tutto questo va «programmato, pianificato». Ma non è così che vanno le cose, per ora. «Il fatto che a Pescara abbiamo un cantiere aperto in piena estate sulla riviera sud, la dice lunga» sulle potenzialità che si attribuiscono al turismo. «E poi la pubblicità: esiste una promozione di Pescara, fuori da qui?». Iervese non molla, anzi. Ma vorrebbe «essere supportato dall’amministrazione», dice speranzoso.
Stessi commenti dalla riviera nord. «Turisti non ce ne sono in spiaggia, ma probabilmente in città sì. Eppure si dovrebbe puntare su questo settore», osserva dallo stabilimento Apollo Domenico Pagliari. E per far arrivare qui dei villeggianti «bisognerebbe smetterla di parlare di mare inquinato e si dovrebbero incrementare i collegamenti aerei soprattutto con Germania, Norvegia, Svezia. Indispensabile, poi, una sinergia tra balneatori, Regione, Comune, e tutti i soggetti interessati». Di strada da fare ce n’è parecchia perché «Pescara è morta» e «l’unico che potrebbe fare qualcosa è il sindaco Carlo Masci. Se governerà per due mandati ribalterà la città”. Dopo 44 anni di attività Carmine Cotellessa, dello stabilimento balneare Medusa continua ad avere una serie di idee su Pescara come luogo di vacanze. «Il primo a cui ho proposto la realizzazione di posti letto negli stabilimenti balneari fu l’assessore Di Benedetto». E la sua idea non è cambiata. «Servono alberghi, bed and breakfast», insomma strutture ricettive ma è chiaro che non possono sorgere sul lungomare «perché lì hanno costruito le case private. E quindi restano gli stabilimenti, come hanno fatto in Versilia», dice tracciando il bilancio di una stagione negativa e senza turisti. «Da cinque o sei anni è un declino continuo, perché le famiglie sono in crisi, non ci sono soldi». Negli stabilimenti i rappresentanti dei vari enti «vengono solo per imporre divieti e fare multe ma dovrebbero capire che offriamo servizi e creiamo posti di lavoro. La nuova amministrazione? Può prendere il mano la situazione, certo» e per le camere vista mare «deve intervenire anche la Regione, con il piano demaniale».
Una voce positiva è quella di Michela Sebastiani, dal lido Belvedere. «Da noi vanno molto gli affitti giornalieri, per persone che arrivano da fuori, e ci sono anche degli stranieri, che frequentano la spiaggia per lo più nel fine settimana», dice con l’ottimismo che la contraddistingue. Certo, qualcosa sarebbe migliorabile. E pensa, ad esempio, «ai trasporti pubblici e ai posti letto, visto che non ci sono poi molte strutture alberghiere. Si dovrebbe potenziare l’aeroporto», prosegue e anche pensare alla rinascita di un camping. Ma per quanto la riguarda si dice «soddisfatta», visto che è la prima stagione alla guida della struttura (con la sorella Maria Cristina e Cristian Aquilano). A Belvedere si concentrano «molti adolescenti e famiglie», attratti probabilmente anche dalla piscina, «che è un elemento in più».
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