Balneatori pronti a dare battaglia: «Stop a investimenti e assunzioni»

17 Febbraio 2022

Dopo la decisione del governo di anticipare la scadenza delle concessioni, gli operatori bloccano tutto  «Come sarà quantificato il valore delle nostre imprese? Ci sono i nostri sacrifici, non ci arrendiamo»

PESCARA. Balneatori pescaresi sulle barricate: stop agli investimenti e alle assunzioni per l’estate in arrivo e pronti alla protesta a Roma. Sono le prime conseguenze annunciate dalla categoria all'indomani della decisione del Governo di rimettere a gara le concessioni dal 2024. E a nulla servono, ribadiscono i diretti interessati, le rassicurazioni sulla tutela imprenditoriale delle piccole realtà familiari: rivogliono l’estensione delle concessioni al 2033.
La riforma discussa in Consiglio dei ministri arriva dopo la decisione del Consiglio di Stato che accorcia di dieci anni, dal 2033 al 2023, la scadenza delle concessioni demaniali per aprire alla libera concorrenza. Un’ennesima doccia fredda per 250 imprese (quasi tutte a conduzione familiare o storiche) tra Pescara (101) Montesilvano e Francavilla, (750 da Martinsicuro a San Salvo lungo 33 km di spiagge) oltre al rischio di perdita di lavoro per migliaia di lavoratori dell’indotto.
«Come sarà quantificato il valore delle nostre imprese, chi ci ripaga degli investimenti già fatti e quelli avviati e ora bloccati insieme alle assunzioni per la prossima estate?» ripetono gli imprenditori del mare. «Non siamo soddisfatti e siamo pronti a marciare su Roma», attaccano Riccardo Padovano, presidente regionale dei balneari di Confcommercio (Sib) e Peppino Susi, presidente Fiba, associazione dei balneatori di Confesercenti, «è un provvedimento che dovrà trovare il giusto equilibrio nel passaggio parlamentare. Auspichiamo che tutte le forze politiche che ci sono vicine possano lavorare in sinergia con le Regioni e le associazioni di categoria, affinché si arrivi a una stabilità conclusiva, necessaria per garantire gli investimenti futuri e la salvaguardia delle imprese, siamo disponibili al confronto».
Stefano Cardelli, titolare del lido Nettuno dal 2001: «Siamo contrari alla gara», taglia corto l’imprenditore che pone una serie di quesiti, «posto che bisognerà valutare il testo definitivo, come sarà quantificato il valore dell’impresa? Le attrezzature saranno blindate o le smonteranno per darle agli altri e poi ce le restituiranno se vinciamo la gara? Che futuro ci sarà per i concessionari di una certa età? Credevo in uno spiraglio, non ci sono criteri a cui appigliarsi. Non siamo affatto tranquilli pensando che a maggio 2023 avremo un altro governo: ricambierà tutto di nuovo? Pagheremo cara la superficialità della politica tutta. Speriamo che Meloni e Leu si battano per noi il 28 in Parlamento. Intanto dobbiamo preparare la stagione tra Covid e rincari, sperando di trovare personale, cerchiamo camerieri e banconisti».
«Combattiamo», è il grido di Sandro Lemme, titolare del lido La Playa fondato dal padre Carmine nel 1934, «qui ho iniziato a piantare gli ombrelloni a 10 anni, oggi ne ho 80 e ancora li apro. Lo Stato mi ha dato tre medaglie d’oro per aver rappresentato il progresso economico e l’attaccamento all’attività e ora mi chiede di chiudere la partita Iva. Una doccia freddissima: prima della Bolkestein, poi del Consiglio di Stato, quindi del Governo. Investimenti e personale? Abbiamo fermato tutto. Rivogliamo l’estensione delle concessioni al 2033, o sarà sommossa».
«Deluso dall’incapacità dei governanti», si sfoga Lorenzo Iulianetti, La Prora, «stanno spianando la strada alle multinazionali che non pagheranno le tasse in Italia e aumenteranno i prezzi ai clienti distruggendo il turismo e spazzando via le nostre imprese storiche. Stanno proteggendo la concorrenza creando il monopolio. Ci sfratteranno per avere una costa invasa da stranieri con mega strutture, che pagheranno i consumatori. In 22 anni di attività ho speso due milioni di euro, tutti i miei risparmi, per rinnovare lo stabilimento, cucina, pizzeria e discoteca. Volevo rifare la piscina ma mi sono fermato, stoppando anche le assunzioni. Dallo Stato mi aspettavo tutela, invece mi sento tradito». Pierluigi Tucci, Il Moro: «Per ora il provvedimento è carta straccia. È assurdo che chi legifera non si renda conto che lo stabilimento non è un pezzo di terreno sabbioso ma i sacrifici di una vita di famiglie e imprese. Avevo il progetto pronto per rinnovare il lido, mi sono fermato. Non voglio ristori, né riconoscimenti di avviamenti aziendali, ma la mia attività».