Bambina di dieci mesi muore nello schianto

Nel frontale a Cupello perde la vita anche un ristoratore 42enne di Schiavi Feriti mamma, papà e fratellino della piccola. Ipotesi sorpasso azzardato
CUPELLO. Piccola Amalia, dieci mesi appena compiuti e un mondo tutto da scoprire, che proietta meraviglie in veloce sequenza al di qua del finestrino dell’auto, offrendosi ai tuoi occhi curiosi. Dolce Amalia, è già tutto finito in questo assaggio di vita: la morte ha fatto irruzione nella tua favola appena cominciata e ti ha scelto come prossima preda. Era seduta nel suo seggiolino, Amalia, dopo la domenica mattina al mare: il fratellino Manuel accanto, davanti mamma Anica al volante e papà Marco. Tornavano tutti insieme a casa, a Fresagrandinaria. D’improvviso, all’altezza di Cupello, sulla Fondo Valle Trigno, sotto un sole che c’entra poco o nulla con una domenica di fine ottobre, il boato che ha mandato il mondo in frantumi e spezzato due vite. La Mercedes classe A grigia, guidata da Alessio Amicone, 42 anni, ristoratore di Schiavi di Abruzzo, si è schiantata come un fulmine contro l’Audi Q2 della famigliola. Un frontale terrificante, forse causato da un sorpasso azzardato: Alessio e Amalia Meo sono morti all’istante. Sono rimasti feriti, invece, i genitori della neonata – Anica Lucia Talia, 35 anni, originaria della Germania e docente madrelingua di tedesco, e Marco Meo, 41 anni, dipendente di un’azienda petrolifera e dj per passione – e il fratellino Manuel, 4 anni. Lei è ricoverata all’ospedale di Vasto, non in pericolo di vita; padre e figlio sono in prognosi riservata, ma anche loro ce la faranno.
La tragedia si è consumata alle 13, poco dopo il bivio di San Salvo, in un tratto in semicurva. Tra le ipotesi al vaglio dei carabinieri, c’è quella che la Mercedes abbia sorpassato in punto vietato. Nelle parole di un automobilista sansalvese, Francesco Barattucci, 41 anni, che stava andando a casa della sorella per festeggiare il compleanno, c’è tutto il dramma e il dolore dei minuti successivi all’impatto: il suono delle sirene e le luci dei lampeggianti, le preghiere dei genitori e Amalia che non c’è più. «La bimba era dietro», racconta Francesco, «nel seggiolino al lato passeggero, immobile, sembrava dormisse. Il papà aveva sfondato il parabrezza con la testa: aveva il volto insanguinato. La mamma era per terra, seduta: parlava con un ragazzo. Il bambino, anche lui ferito, era in braccio a un signore. Il papà era sotto choc. Continuava a chiedere cosa fosse successo e ripeteva: “Dio, fai salvare i miei figli”. La mamma, invece, diceva: “Non dovevamo uscire, non dovevamo uscire”. Poi sono arrivati i primi soccorritori e hanno cominciato a capire quello che era successo alla piccola».
Sul posto si sono precipitati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile, i vigili del fuoco, gli operatori del 118 con le ambulanze di Vasto, Gissi e San Salvo e con l’elicottero partito dall’Aquila. Per la piccola non c’è stato niente da fare. Avevano gli occhi gonfi di lacrime anche i soccorritori, gente che lavora in strada da più di vent’anni ma che non può rimanere impassibile di fronte a una tragedia di questa portata. Sono andati a vuoto pure i tentativi di rianimare Alessio, nativo di Roma e conosciutissimo a Schiavi, dove nove mesi fa – con una chiamata al 118 – salvò il padre e il fratello che erano rimasti intossicati dal monossido di carbonio e la sua storia aveva fatto il giro d’Italia.
Anica, la meno grave, è stata trasportata all’ospedale di Vasto. Il piccolo Manuel è ricoverato nel reparto di Neurochirurgia del Santo Spirito di Pescara. Marco si dispera in un letto del policlinico Santissima Annunziata di Chieti.
Mamma, padre e figlio si riuniranno presto, ma non può esserci pace in questa famiglia distrutta, perché Amalia è perduta. «Non ho potuto fare nulla per salvarla», ha ripetuto a tutti Marco. E i segni sulla pelle non sono nulla in confronto alle altre ferite, quelle che lacerano dentro, dopo uno schianto da fine del mondo.
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