Bancarotta del gruppo De Nicola: archiviazione per Testa e altri 5

8 Dicembre 2022

Il parlamentare di Fratelli d’Italia era stato coinvolto come commercialista dello studio di Di Prinzio insieme con gli altri amministratori che si erano succeduti nel tempo alla guida della Adp group

PESCARA. L’ultima appendice della vicenda giudiziaria legata al crac finanziario del gruppo dell'imprenditore Carmine De Nicola si chiude definitivamente con una archiviazione per le sei persone coinvolte. Tra queste, l’attuale parlamentare di Fratelli d'Italia Guerino Testa (componente e segretario della VI Commissione finanze della Camera), che definisce ogni pendenza giudiziaria su questo intricato caso che lo vedeva coinvolto non come politico, ma come commercialista dello studio di Andrea Di Prinzio. Il pm Andrea Di Giovanni, dopo la definizione della prima e più corposa tranche dell’inchiesta madre (dalla quale Testa era uscito con un patteggiamento a 18 mesi per alcune bancarotte e assoluzioni e prescrizioni per altri reati), aveva chiuso anche la parte che riguardava la società Apd Group, alla cui guida si erano succeduti, oltre a Testa (nel 2005), anche Carlo Rabottini (dal 2010), Antonio Di Ianni (dal 2011 al 2018), De Nicola, quale amministratore di fatto: vicenda che coinvolgeva anche il commercialista Di Prinzio e il funzionario dell'allora Banca dell'Adriatico, Giuseppe Urbinati: tutti archiviati.
A far decidere in tal senso il pm, un dettagliato studio degli avvocati Massimo Galasso e Sergio Della Rocca che hanno dimostrato al magistrato, dopo l’interrogatorio cui si erano sottoposti i rispettivi assistiti, Di Prinzio e Testa, che si era di fronte ad una bancarotta tecnicamente chiamata “riparata”. E il pm Di Giovanni, dopo aver fatto le sue verifiche, ha accolto questa tesi. C’erano tre aspetti da valutare. Il primo riguardava la distrazione di 1.756.000 euro (parte del mutuo erogato dalla Banca), soldi utilizzati per acquistare le quote della società La Fenice: somma ritenuta dalla procura sproporzionata rispetto al valore complessivo della società. Poi, però, il tutto è stato riletto alla luce del teorema difensivo: «Non assume in realtà valenza distrattiva», scrive il pm nella sua richiesta di archiviazione poi accolta dal gip Nicola Colantonio, «alla luce della valutazione del complesso immobiliare della società pari a 1.728.000 euro. Tale valutazione, per la sua attendibilità estrinseca, pone quantomeno in dubbio l’elemento probatorio contrastante emerso nel corso delle indagini, e fa apparire al contrario, assolutamente congruo il corrispettivo pagato dieci anni prima».
C'erano poi altri 1.620.000 euro che la procura assumeva distratti in favore di De Nicola, ma che è stato dimostrato siano stati reintegrati dallo stesso De Nicola «prima della dichiarazione di fallimento della Adp Group. Detta “riparazione” della bancarotta prima della declaratoria di fallimento», scrive Di Giovanni, «non può che aver inciso oggettivamente sullo stato di irreversibile dissesto della Adp Group facendo venir meno uno degli elementi costitutivi del reato».
Quanto alla bancarotta documentale, è stato chiarito che le carte erano sottoposte a sequestro, nell’ambito di un altro procedimento per cui appare «azzardato», conclude il pm, «effettuare una prognosi di colpevolezza a carico degli indagati».