Bancarotta, i due imprenditori sotto inchiesta restano in silenzio

6 Novembre 2020

Liguori e il genero Fusco sono stati interdetti per un anno dall’esercitare qualsiasi attività societaria In silenzio ieri davanti al giudice, hanno subìto il sequestro preventivo di un milione e 600mila euro

MONTESILVANO. Scelgono la strada del silenzio e davanti al giudice per le indagini preliminari Nicola Colantonio, che aveva firmato nei loro confronti la misura interdittiva dall'esercizio di qualsiasi attività societaria per la durata di un anno, e si avvalgono della facoltà di non rispondere alle domande del giudice.
Il noto imprenditore di Montesilvano, Biagio Liguori, e suo genero, Vincenzo Fusco aggirano dunque per il momento l'interrogatorio di garanzia per una vicenda piuttosto complessa che li vede indagati per una serie di reati piuttosto gravi: bancarotta fraudolenta, sottrazione di beni di provenienza illecita e anche il reato di falso che riguarda però il solo Fusco.
Accuse che hanno portato il sostituto procuratore Andrea Papalia a chiedere e ottenere dal gip anche il sequestro preventivo di una somma complessiva che supera il milione e 600mila euro. Le indagini condotte dalla Guardia di finanza avevano portato a scoprire una serie di irregolarità societarie legate soprattutto al fallimento della società Nuova Casa Italia srl Unipersonale, che i due indagati avevano guidato in tempi diversi.
«Non può non evidenziarsi», scriveva il gip nella misura cautelare, «come Fusco e Liguori, utilizzando le società sopra indicate, realizzavano un collegamento di negozi giuridici diretto a garantire, attraverso la simulazione delle modalità di pagamento, l'acquisto di sette appartamenti in capo alla Degal», società di Fusco, «e la vendita di due immobili in favore di soggetti estranei, con lo scopo evidente di sottrarre il valore dei beni stessi dall'azione dei creditori per destinarlo ai propri interessi personali esclusivi». Fra le società coinvolte, oltre alle due già citate, c'è anche la Vittoria srl, posta in liquidazione, mentre la Nuova Casa Italia venne dichiarata fallita nel febbraio dello scorso anno.
E inoltre, proprio attraverso la Vittoria (che i due indagati secondo l'accusa gestivano di diritto o di fatto), Fusco e Liguori si sarebbero sottratti al pagamento delle imposte sui redditi, a quelle sul valore aggiunto e sanzioni amministrative, per un totale di un milione e 254mila euro.
Alla base di tutta la vicenda giudiziaria, sempre stando a quanto accertato dalla procura, ci sarebbe una serie fittizia di compravendita di immobili da una società all'altra e anche nei confronti di ignari compratori che pagarono peraltro parte del dovuto in contanti.
Importante, se non determinante in questa storia, la relazione fatta dal curatore fallimentare della Nuova Casa Italia, Guglielmo Lancasteri, che evidenziò le presunte irregolarità contabili e societarie, evidenziando anche come le sue richieste di documenti andarono sempre a vuoto: poi spiegate dagli interessati con il deterioramento delle carte distrutte dall'allagamento di un locale, che ha però fatto scattare il reato di falso per Fusco.
Ieri, era il turno degli indagati, che avevano la possibilità di spiegare le loro posizioni. I due imprenditori hanno però scelto di non parlare, una strategia difensiva in attesa di poter chiarire successivamente la propria posizione. La procura, nel frattempo, tirerà le somme dell’inchiesta.
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